Favela Rocinha

Considerata la maggiore baraccopoli di tutto il Sudamerica e segnata da una spietata storia di guerra tra narcotrafficanti e polizia locale, la Rocinha conta oltre 250 mila abitanti.

Nel novembre 2011, dopo oltre 40 anni di “potere parallelo” della criminalità organizzata, la favela è stata teatro di un accadimento storico: la UPP (Unità di Polizia Pacificatrice) assieme ad altri corpi speciali e nuclei militari, ha occupato la favela e “smantellato” il narcotraffico.

Nonostante ciò, ad oggi la favela continua ad essere priva di fondamentali infrastrutture e servizi, e moltissime famiglie vivono in condizioni di preoccupante povertà.

La Comunità si trova a vivere una situazione più tranquilla rispetto al passato pur non avendo ancora acquisito alcuni requisiti indispensabili per essere considerata a tutti gli effetti un quartiere della città di Rio de Janeiro. Mancano quasi del tutto sistema fognario, acqua corrente, illuminazione pubblica, educazione, sanità.

Molto spesso, inoltre, si registrano casi di abuso di potere da parte della polizia, violazione dei diritti umani e dei diritti di cittadinanza.

Situata sulle pendici della montagna Dois Irmãos (Due Fratelli), alle spalle dei quartieri ricchissimi di São Conrado, Leblon e Ipanema, la Comunità di Rocinha è inoltre afflitta da numerosi problemi: le condizioni igieniche e sanitarie sono molto precarie, il sovraffollamento e l’umidità delle case favoriscono il diffondersi di malattie infettive come colera, febbre gialla, epatiti, meningiti e dengue. L’eternit è inoltre un materiale di costruzione molto diffuso, esponendo la popolazione al rischio amianto.

A ciò va aggiunto che gli abitanti delle favelas sono discriminati e ghettizzati, spesso non hanno accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, e vivono il mondo del lavoro in un contesto molto complesso e demotivante, con tassi di disoccupazione altissimi.

In un momento di transizione così delicato, Il Sorriso dei miei Bimbi presta il proprio operato al servizio della Comunità, con spirito di partecipazione, come ponte interculturale tra l’Italia e il Brasile e come attento osservatore alle esigenze di una popolazione estremametne bisognosa di visibilità, dignità e diritti.

La-Favela

UN PO´ DI STORIA

La favela di Rocinha è sorta negli anni successivi al 1930 attorno ad un insediamento abitato da immigrati italiani e del Brasile del Nordest. Era inizialmente costituita da poche baracche costruite con legno e con altri materiali di recupero. Con il passare del tempo si è largamente sviluppata e ora vi sorgono edifici in mattoni, vengono realizzati gli allacciamenti (solitamente abusivi) ad acqua, elettricità e telefono, si sviluppano attività commerciali.

Fino al novembre del 2011, la Comunitá di Rocinha è stata una delle più importanti basi del paese per il commercio di cocaina e mariuana: tra le baracche sorgevano le case dei narcotrafficanti, che non hanno mai esitato a utilizzare la popolazione come “scudo umano” contro le irruzioni della polizia. Prima dell’insediamento della “Policia Pacificadora”, avvenuto nel novembre del 2011, la Rocinha è stata teatro di una terribile guerra fra le diverse bande e tra queste e la polizia, a causa della quale hanno perso la vita numerosi abitanti innocenti, vittime principalmente di pallottole vaganti (bala perdida).

L’operazione di liberazione si è svolta nell’ambito del piano elaborato dalla Segreteria Statale di Sicurezza Pubblica di Rio de Janeiro volto alla disarticolazione del narcotraffico nelle principali favelas della città, oltre 1000. Nonostante momenti di altissima tensione, panico e paura, non si è ricorsi alla violenza e nemmeno un colpo è stato sparato. Negli ultimi mesi, tuttavia, si è assistito ad una recrudescenza della situazione, con il ritorno a conflitti armati tra polizia e narcotraffico e una crescente instabilità.

IL NOME “FAVELA”

Tra il 1896 e il 1897 migliaia di “sertanejos” (abitanti della regione del Sertão) guidati da Antonio Conselheiro, stanchi delle umiliazioni e delle difficoltà di sopravvivenza in un nord-est imprigionato dalla proprietà latifondista e dalla grave siccità, crearono la cittadella di Canudos nello stato di Bahia, in opposizione alla disastrosa situazione in cui vivevano. Molti sertanejos si stabilirono nei dintorni del “Morro da Favela”, dal nome della pianta di fava che vi cresceva.

Per paura che la rivolta potesse minare le fondamenta della giovane Repubblica brasiliana, il governo centrale ordinò un vero e proprio massacro a Canudos, con migliaia di morti, torture e stupri di massa; l’accadimento rappresenta ancor oggi uno degli episodi più oscuri della storia del Brasile, ancor più deplorevole considerato il massiccio consenso popolare dal quale venne sostenuto.

Quando i soldati repubblicani tornarono a Rio de Janeiro, la capitale di allora, smisero di ricevere i loro salari e, a seguito del peggioramento delle condizioni di vita, si stabilirono in baracche di legno senza infrastrutture sulle dolci colline che circondano la città. Il primo insediamento fu l’attuale Morro da Providência, che venne chiamato “favela”, ricordando le terribili condizioni di Canudos.

Questo “sottotipo” di alloggio fu sempre più utilizzato dagli schiavi liberati che, non potendosi permettere di vivere in città, cominciarono a popolare le pendici circostanti. Il termine “favela” o “baraccopoli” venne presto diffuso a tutti questi modelli abitativi abusivi e fu subito interpretato come sinonimo di povertà, abbandono e degrado sociale.

CURIOSITÁ: l’origine del nome Rocinha

Durante gli anni ’30 del secolo scorso, dopo il crollo della borsa del 1929 che portò molti coltivatori di caffè e latifondisti alla bancarotta, il terreno della Fazenda Quebra Cangalha fu occupato e diviso in piccole aziende agricole che vendevano i loro prodotti in piazza Santos Dumont. Lì confluivano le forniture alimentari di tutta la zona sud della città di Rio de Janeiro.

Così, quando i clienti chiedevano da dove provenissero le verdure in vendita, gli agricoltori rispondevano: “Vengono da laggiù, da un piccolo campo (roça-rocinha= campo) proprio sopra al quartiere di Gavea”.

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