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Intervista Wise Society

di Chiara Ripani

1. Come descriveresti, in poche parole, Rocinha e più in generale il contesto della favela?

La favela di Rocinha è sorta agli inizi degli anni '30, costituita da poche baracche di legno e con altri materiali di recupero. Con il passare del tempo si è largamente sviluppata (si parla di oltre 200.000 abitanti); ora vi sorgono edifici in mattoni, vengono realizzati gli allacciamenti (solitamente abusivi) di acqua, elettricità e telefono, si sviluppano piccole attività commerciali ed è ora la più grande favela per numero di abitanti di Rio e di tutta l'America Latina.

Situata sulle pendici della montagna Dois Irmãos (Due Fratelli), alle spalle dei quartieri ricchi di São Conrado, Leblon, Ipanema è afflitta da numerosi problemi: le condizione igieniche e sanitarie sono precarie, il sovraffollamento e l'umidità delle case favoriscono il diffondersi di malattie infettive come tubercolosi, colera, febbre gialla, epatiti, meningiti e dengue. Ma soprattutto gli abitanti delle favelas sono discriminati e ghettizzati, spesso non hanno accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria, il tasso di disoccupazione è altissimo.

Inoltre la Rocinha è una delle più importanti basi del paese per il commercio della cocaina: tra le baracche sorgono le case dei narcotrafficanti, che usano la folla della Rocinha come scudo umano contro le irruzioni della polizia. Negli ultimi anni la Rocinha è stata teatro di una guerra fra bande, a causa della quale hanno perso la vita anche numerosi abitanti innocenti, vittime delle pallottole vaganti (BALA PERDIDA).

 

2. Cosa ti ha spinto a iniziare l'attività della Onlus? Come hai iniziato?

Era il 1998, ho cominciato con semplici gesti: fermarmi a chiacchierare coi bambini di strada che si esibivano come giocolieri ai semafori; andando a trovare le famiglie in grave stato di bisogno, decidendo di trasferirmi in favela per stare in mezzo alla gente e per vivere profondamente e solidalmente assieme a loro.

Poi abbiamo cominciato, prima con la mia famiglia e poi con mio marito Julio, a raccogliere fondi per finanziare progetti d'educazione e formazione in favore dell'infanzia e dell'adolescenza bisognosa, abbandonata, bistrattata.

Da allora la Onlus (www.ilsorrisodeimieibimbi.org) è cresciuta, sviluppando una realtà che da 10 anni si occupa di bambini e giovani.

Sicuramente la profonda convinzione che la cultura  sia l'unico strumento per spezzare il circolo vizioso di ignoranza e violenza tipico delle favelas ci ha ispirati e guidati in tutti questi anni.

La libertà come affetto spontaneo che sentiamo per i nostri protetti. La libertà come rispetto profondo per ogni individuo, così prezioso e unico nella propria essenza.

 

3. Quali sono stati, negli anni, i maggiori ostacoli che hai incontrato nel portare avanti i progetti della Onlus?

Sicuramente la diffidenza della popolazione nei confronti di una "gringa italiana" che va a vivere in una situazione di disagio e degrado per aprire un progetto sociale... all'inizio non è stato facile, lo sguardo diffidente e accusatore te lo senti addosso... ma come contro partita un'amicizia conquistata in favela è per sempre. La condivisione del day by day è così emozionante; è un senso di appartenenza, un senso di comunità e di mutuo soccorso che ho visto solo in situazioni di estrema povertà. Poi anche entrare nelle dinamiche del narcotraffico, con le sue leggi severe e indulgenti, senza dubbio mi hanno creato delle difficoltà.

 

4. Le più grandi soddisfazioni che hai avuto?

Per me, per noi, le più profonde soddisfazioni provengono da tutta quella meravigliosa umanità di cui la favela pulsa, come un cuore caldo e vivo. Vedere i nostri bambini crescere, apprendere, esprimersi con gioia. Sapere che i nostri giovani girano il mondo, imparano le lingue, si professionalizzano e progettano il futuro con speranza. Le famiglie a cui diamo sostegno, pronte a sostenerci ed incoraggiarci anche quando le avversità irrompono. Tutti i giorni, infatti, cerchiamo di iniettare l'antidoto della speranza e di un futuro a chi viene sistematicamente negato per distinzione di razza e provenienza sociale. E' dal principio di uguaglianza e fratellanza che credo vengano le grandi gioie dello stare qui, con il "povo" carioca.

 

5. Quali sono, a tuo avviso, i problemi più grandi, e nello stesso tempo più difficili da risolvere, nel contesto di una favela?

Da dove vuoi che cominci? E' molto difficile racchiudere in parole la vita  in favela, dove la tua quotidianità è quasi sempre sottoposta all'emergenza e all'eccezione. Ci sono principalmente problemi di violenza e abbandono sociale che fanno di Rocinha uno dei luoghi più pericolosi e discriminati del Brasile. Poi problemi legati alla struttura della favela, alla  mancanza di infrastrutture come acqua pulita, rete fognaria decente, strade... Il problema della lotta intestina tra narcotraffico e polizia che come sempre lascia a terra vittime innocenti, bambini strappati alla vita come fiori ai prati... In questo periodo poi la situazione è particolarmente drammatica perché il Governatore di Rio sta pianificando l'irruzione della UPP (Unità di Polizia di Pace) in favela, nell'ambito di un vasto piano di recupero sociale delle favelas cariocas (quasi 1.000). Viviamo nell'incertezza, nella paura che la polizia irrompa, nel ricordo di invasioni militari di cui la favela è tristemente nota alle cronache internazionali con conseguente bagno di sangue.

 

6. Quali sono i progetti principali su cui stai lavorando in questo momento? Quali quelli che vorresti realizzare in futuro?

Una scuola materna con 80 bambini, un progetto di professionalizzazione con oltre 20 giovani, un corso di lingue, un laboratorio web e di arti visive, un progetto di alfabetizzazione per bambini di strada ed adulti analfabeti, accompagnamento psicologico e assistenza sociale a famiglie in stato di abbandono e degrado. Questo è quello che facciamo, tutti i giorni.

Il futuro è per noi sempre un po' più incerto; è l'eccezione che regna come dicevamo. Nonostante ciò abbiamo sogni, tanti progetti, voglia di crescere e realizzare obiettivi per migliorare le condizioni di vita dell'intera comunità. In questo momento stiamo tentando di sviluppare alcune nuove aree come turismo responsabile (tour in favela guidato dai nostri giovani), un caffè letterario, che funga da centro culturale con esposizioni, libri, arte, e un bed & breakfast dove potremo accogliere tutti i nostri sostenitori, dando concrete occasioni di lavoro e di visibilità agli appartenenti della comunità di Rocinha, che ribadisco essere nella stragrande maggioranza dei casi, persone oneste, coraggiose, piene di vita e inconcepibilmente ... dimenticate.

Invito sempre a venire a trovarci, sostenere le nostre iniziative, perché sono certa che amerete i nostri bambini e i nostri ragazzi come e più di noi! www.ilsorrisodeimieibimbi.org