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I racconti di Marai - La Via Sacra

Via Sacra 2011 - Pasqua in Rocinha,  Rio de Janeiro

Mi Immedesimo in una storia. Sono  un personaggio. Mi commuovo e trasmetto un sentimento attraverso l'interpretazione di un ruolo.

La Via Sacra 18 anni di storia dentro la Rocinha.

Intorno a me gli attori di questo spettacolo e al mio fianco mia figlia che impara tutte le battute e le canzoni che fanno parte di questo evento.

Vorrei raccontarvi dei luoghi che mi sono ormai famigliari: le storie che amo.

Le persone quando arrivano nella favela vedono traffico di droga e sporcizia, ai miei occhi tutto questo  fa parte  di una disuguaglianza sociale,  una crosta che nasconde tutto quello che per me è rilevante: la passione per tutte le persone che ho conosciuto, che lottano giorno per giorno con dignità per un futuro migliore.

Questo luogo mi ha accolto quando cercavo qualcosa di importante per la mia vita e sento che la strada  seguita, fino ad ora, ha dato un senso al mio percorso e mi ha fatto diventare parte della sua storia.

Davvero non saprei da dove cominciare ma, la via Sacra è effettivamente un riassunto di emozioni importanti.

Ormai cinque anni fa ho conosciuto Aurelio, il direttore artistico e regista della via Sacra. La sua filosofia e il suo modo di pensare sono stati da me subito condivisi: teatro aperto per tutti coloro che vogliono partecipare, un mezzo per diffondere cultura e discutere insieme dei problemi che affettano il luogo dove viviamo. Le persone che partecipano ricevono un piccolo stipendio ed è un modo per rendere possibile questa realtà: indispensabile arrivare in orario ma, soprattutto essere generosi e condividendo un'esperienza, raccontando una quotidianità spesso difficile attraverso la storia carismatica di Cristo.

Attraverso un impegno sociale e anche attraverso questa occasione sono stata accettata come parte integrante di questa comunità come artista. Non è stato facile: sono dovuta cambiare molto,  ho dovuto imparare ad essere più umile ed a  rispettare un modo di pensare differente dal mio, una europea che avrebbe l'occasione di vivere fuori da qui.

Lo spettacolo si svolge in aprile durante la Pasqua.  Il primo anno nel 2006 ho partecipato con una piccola parte e sinceramente non avevo una grande coscienza di quello che rappresentasse per tutti, spettatori e attori.  Nel 2007 ho fatto una piccola partecipazione facendo tutti gli esercizi necessari anche se gravida. Mia figlia Maya è nata varie volte durante le improvvisazioni  fingendo il travaglio durante  la preparazione e affiatamento tra gli attori. Nel  febbraio  di quell'anno ho partorito e devo dire che ero pronta dopo tutte quelle prove. Ho aspettato che mia figlia crescesse perchè come mamma sola è difficile conciliare tutto ma, eccomi nel 2011. Ho capito meglio la sua importanza e devo dire che sono molto orgogliosa di poter esserne parte interpretando  San Giovanni apostolo. È un lavoro molto intenso perchè le prove sono dal giovedì alla domenica dalle 19:00 alle  22:30 durante quasi tre mesi. In un primo periodo come ho già spiegato per creare affinità si fanno esercizi e improvvisazioni dopodichè si passa al testo vero e proprio con provini per la scelta delle parti. La favela si mobilita per seguire l'evento, una moltitudine cammina per  le varie stazioni con partecipazione, interesse e commozione. Quando studiavo all'università storia del teatro avevo letto che i personaggi erano così  caratterizzati e la storia e talmente sentita dalle persone che il pubblico arrivava ad odiare Giuda, a piangere per la morte di Gesù: ma non avrei mai immaginato di prenderne parte in una  versione tanto vicina a quella studiata. Sia che una persona abbracci questa  religione o sia non condivida questo aspetto di vita spirituale, è veramente difficile non esserne toccati. Io in particolare devo dire che la vita, in questo particolare momento, mi aveva spinto a mettere una barriera davanti alle mie emozioni e la mio personaggio richiedeva una particolare commozione. Lasciar fluire le lacrime ai miei occhi mi ha fatto rendere conto da quanto tempo mi stavo difendendo dal sentire veramente compassione per le storie che mi si presentano davanti agli occhi tutti i giorni.

Un velo per prendere distanza da una realtà a volte troppo crudele.

Attenzione in questo momento non parlo solo rispetto alla favela, ma di quella distanza che usiamo per difenderci e non coinvolgerci nelle storie degli altri. Questo mi è accaduto anche se ho fatto una scelta radicale di dedizione quasi totale ai bambini. Siamo fratelli ma non troppo. Abbiamo tanto e non siamo felici. Il mondo è piccolo e una moltitudine vive nell'ingiustizia mentre pochi hanno sete di consumare quanto più petrolio, plastica e materiali che affettano il nostro pianeta possibile. Forse cose dette e stradette fino a non essere più ascoltate. Amare fino al sacrificio della propria vita: è una cosa che ho compreso solo dopo essere diventata mamma: il personaggio di Maria appartiene al nostro quotidiano. Il mio personaggio piange durante la mia parte nella Via Sacra e tutti i giorni penso a qualcosa di differente ma devo dire che l'ispirazione è facile da trovare.

La settimana scorsa è entrato un ragazzo di venti e pochi anni dentro in una scuola ed ha ammazzato dei bambini a sangue freddo. Certo la notizia sarà arrivata anche in Italia e questo mi ha spaventato molto ed ha traumatizzato questo paese che ha sempre accettato la realtà in un modo docile e remissivo. I nostri bimbi apprendono dall'esempio e non da quello che diciamo e tante volte mi sento un burattino in un sistema con fili fatti di acciaio inossidabile.

Come tutti tento di essere eroe nel mio quotidiano pensando che la storia dipende da me come da ogni singola persona che emette il primo grido nel essere messa al mondo.  Un grande abbraccio a tutti i miei amici.

Mara Zanetti

Responsabile SAD - Sostegno a Distanza