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I racconti di Barbara Olivi - SUPERBAMENTE BRASIL!

Il Brasile è stato per me un potente lenitivo, una nuova filosofia applicata di vita; un recupero del tempo perduto.

Sono arrivata qua ammaccata nell'animo tanto da pensare che fosse ormai una condizione senza ritorno, mi sentivo votata al cinismo e al riduttivo "lasciatemi in pace".

Poi , lentamente, il vivere qui, ascoltare la gente e a poco a poco assimilare una visione differente della vita; imparare a baciare e toccare chi ti sta vicino; i tuoi amici; chi ha bisogno di te; succhiare la linfa vitale di questa natura esuberante ed onnipresente anche in mezzo ad una vasta metropoli; si è rivelata per me un nuovo battesimo alla vita.

Così io sono rinata a Rio de Janeiro, di origine italiana, e di questa bella terra, l'Italia, ne ho impregnato il cervello, ma mi sono trasformata carioca per la mia incredibile voglia di ricominciare si, ma in maniera differente. Se fossi rimasta a Milano sarei morta presto e stressata, votata al dio lavoro e denaro, per raccogliere mere soddisfazioni professionali e materiali, ma non era quello che io avevo sognato dalla vita.

Ho finalmente aperto quel cassetto dove fin da bambina riponevo progetti e sogni e voli pindarici e viaggiavo con la fantasia per avventure interminabili. Ho comprato un biglietto di sola andata ed ho preso quell'aereo, un libro di Jeorge  Amado  in una mano e nell'altra una valigia vuota da riempire di desideri, speranze, fede, sogni, buona sintonia, nuove amicizie, amore, onde e molto sole.

Ho realizzato il sogno, vivere al caldo in un paese tropicale.

Le coincidenze della vita mi hanno portato a Rio, città meravigliosa, credo la più bella metropoli al mondo. Ho sempre amato questa città, mi ha riempito di passione fin dal primo sguardo, trasmette energia, vibra nell'aria e insidia corpo e mente. Ti avvolge con l'entusiasmo per la vita e ti contagia in una onda voluttuosa. Rio ti ama e ti porta ad amare. Non so dilungarmi sulle sue bellezze naturali perchè sono tante e molte ancora da scoprire, né quelle urbanistiche che ne fanno una città dai mille volti contrastanti, tra cui anche quello storico antico che nessuno penserebbe di scoprire proprio qui, eppure esiste.

Io so solo che quando mi prende la malinconia di casa e del sapore di quel piatto di tortellini fatti dalla mia mamma, indosso un paio di scarpe da corsa e brucio in pochi minuti la distanza che mi separa da una delle spiagge urbane più decantate del mondo, Ipanema.

E lì trovo l'unguento per la mia anima inquieta, correndo sul marciapiede disegnato ad onde bianche e nere di mattoncini di porfido, inspirando profondamente la Maresia e possedendo avidamente qualunque scena di vita quotidiana che si snoda lungo i suoi 4 km.

Il tramonto esalta maggiormente la sua bellezza, il dio sole viene salutato con rispetto dai brasiliani che vedo ammutoliti e rapiti davanti a questo spettacolo che si rinnova tutti i giorni, ma ugualmente non smette di emozionare.

Il brasiliano è un popolo che sa piangere i propri sentimenti.

Li sento cantare mentre il sole scende dietro la silouette dei DOIS IRMAOS, i due fratelli, con il presepe della favela di Vidigal che accende le sue luci e da lontano sembra ammonire "non vi scordate di noi" e intanto le coppiette sedute sul marciapiede si strofinano appassionatamente baciandosi come se non esistessero che loro al mondo; i pescatori sullo scoglio dell'Arpoador continuano a lanciare la lenza senza aspettare che abbocchi qualcosa; ubriachi accennano scomposti passetti di samba; ed io continuo a correre, e corro, corro, assorbendo la sensualità di questo posto esotico che rapisce la mia anima e la eleva a quel dio superiore, a quella natura generosa che mi ha messo qua, oggi, nel nuovo secolo, finalmente felice ed appagata.