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I racconti di Barbara Olivi - Il Pifferaio Magico

Rocinha, agosto 2006

IL PIFFERAIO MAGICO

La Rocinha è entrata nel mio cuore in modo violento ed indelebile. Mi rendo conto che io non le appartengo ma la Rocinha, oggi, appartiene anche a me, con le sue mille voci che ti entrano nell'anima e la occupano totalmente. La Rocinha grida: sono urla di dolore, di frustrazione, di opposizione alla morte così incombente.

E' il pianto di bimbi che da un giorno all'altro si ritrovano orfani del padre morto assassinato, della madre vedova e sola ad affrontare la vita; di genitori che piangono inconsolabili la perdita di un altro figlio coinvolto nel narcotraffico.

Ma è anche il canto della vita che prende la sua rivincita sulla disperazione. Dalla finestra del mio terzo piano che si affaccia su di un vicolo stretto buio e azione di una vita che maleodorante entra nella piccola casa un fiume di vivacità, riempiendola tutte le ore del giorno e della notte.

A volte mi trovo insonne a seguire i ritmi del vicolo con le sue voci. E le stesse mi affascinano come manifestazione di una vita che reclama del proprio diritto d'espressione e di un posto nel mondo che per quanto misero e sporco possa essere, è un angolino di esistenza.

Così gli ubriachi e i giovani che passano le ore notturne in inconcludenti discorsi e vedono il trascorrere delle ore piccole sotto le mie finestre. Non mi disturbano poiché esercitano il loro diritto all'esistenza e per questo li amo, così come amo l'Uomo.

C'è la storia di un ragazzino che mi porta ai racconti della mia infanzia; avrà 17 anni e non conosco il suo nome. E' piccolo di ossatura ma ben muscoloso e vende pane fresco. Arriva sotto casa tutti i giorni puntualmente alle 7 e 30 del mattino. Ha una voce baritonale che imbonisce cantando: "Sono il panettiere, sono arrabbiatissimo, vendo torta di manioca e anche di cioccolato, attenzione stanno finendo!". La sveglia è garantita e il ritmo della sua cantilena è simpatico e stimolante tanto che un dj locale ci ha ricavato il ritornello per una canzone funky. Così il garzone del panettiere è diventato personaggio pubblico ed io mi scopro spesso a canticchiare il suo slogan.

Ma la poesia arriva il pomeriggio quando il giovane fa il suo giro col pane, pizzette e altro per la merenda. Lui passa con la sua cesta sulla testa, bermuda e petto nudo; un codazzo di bimbi festanti lo seguono in un'ordinata fila indiana. Lui cammina e canta ogni singola frase e i bimbi dietro ripetono a pappagallo con le loro voci squillanti: "E' il panettiere, è arrabbiatissimo, ha torte di manioca, carota e cioccolato.....".

Hanno inventato un nuovo gioco ed io dalla finestra mi godo la sfilata ascoltando la filastrocca cantata in duetto. Penso ad una versione moderna del pifferaio magico. Nella Rocinha incontri la poesia dove meno te l'aspetti, tra una fogna a cielo aperto e baracche umide, dove l'Uomo regna sovrano.

Barbara Olivi - Presidente Il sorriso dei miei bimbi Onlus