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I racconti di Barbara - Una notte difficile

6 Aprile 2004 - Una notte da non dimenticare in Roçinha

La settimana scorsa sono andata a vedere il discusso film "La passione di Cristo" di Mel Gibson. Non volendo farne argomento di discussione, vorrei solo sottolineare alcuni aspetti che mi hanno toccato particormente.

C´é un episodio in cui Maria - se ricordo bene - sta lavando panni mentre osserva apprensiva il figliolo impegnato nei primi passi incerti di esplorazione dei dintorni, quando repentinamente corre spaventata a raccogliere Gesú Bambino caduto a terra, lo consola, rassicura e protegge ....... mamma che abbandona quanto stava facendo per soccorrere il suo cucciolo..... la preoccupazione del momento, il sollievo dell´abbraccio ed il senso di protezione trasmesso.
Ho pensato ai milioni di bimbi, brasiliani e non, che vivono e crescono in stato di abbandono, fisico, morale, affettivo e sociale, che alla stessa etá di Gesù Bambino quando cadono e si feriscono, nel corpo quanto nell' anima, devono rialzarsi da soli, perché nessuno gli tende una mano o gli offre un abbraccio di conforto.
Ho singhiozzato pensando al valore originale del senso di famiglia; al nido in cui ogni cucciolo dovrebbe ricevere amore ed i primi insegnamenti; alle mani che dovrebbero sorreggerli e coccolarli; al diritto dell´infanzia di essere parte integrante di un nucleo famigliare inteso come focolare e presenza.
Tutto questo invece non esiste per troppi di loro, l'indifferenza verso l'infanzia abbandonata è una responsabilità che l' umanità non può e non deve continuare ad ignorare.

So bene che non posso essere io la famiglia che non hanno, ma percepire la solitudine sconfinata in cui crescono tantissimi bambini, troppi, e tanti li vedo e li incontro in Rocinha, mi lascia avvilita e triste.

Ieri, giovedi, ho fatto un bellissimo tour in favela con babbo Raul ed il figlio Alessio. Mi hanno aiutato ad offrire da mangiare alcuni bimbi incontrati in strada dove vi avevano passato la notte, e siamo stati in loro compagnia per un poco.
Uno dei ragazzi, Jefferson di 13 anni, passa la notte in strada perché vive solo con il babbo ubriacone, che lo picchia spesso: per quale motivo dovrebbe quindi tornare a casa? Percepisce di non essere amato, la casa non è un focolare, non è più neanche un tetto sotto cui ripararsi.

Alla conclusione del film, gli ultimi fotogrammi illustrano la Resurrezione. Cristo dal volto dolce, disteso, pulito dopo l'estremo sacrificio; sguardo liquido e trasparente; la consapevolezza di una Umanità schiacciata dalla sofferenza inevitabile, si rialza dal sepolcro e continua la propria lotta......

questa circostanza, la serenità che pervade la determinazione manifesta nei tratti del santo volto mi ha incoraggiato, la vita e la lotta in essa insita continuano entrambe, con coraggio, coscienza, senza disperazione, ma con grande forza. Mi ha colpito la tranquillitá del suo sguardo, un poco come il sorriso leggermente malinconico del Cristo sulla montagna del Corcovado che domina la cittá di Rio de Janeiro e la abbraccia a monito della sua sempreterna presenza.

Tornando alla cittá di Rio, stanotte é stata la nostra notte di passione. Esiste un complotto ordito da boss narcotrafficanti nemici che vogliono impossessarsi della nostra favela Rocinha per gestire i lucrosi punti di vendita di droga, e prima del Carnevale questa invasione era sfociata in un massacro di innocenti. Poi c´é stata la calma, fino a ieri.


Alle ore 1 del mattino, noi eravamo giá a letto a dormire, improvvisamente abbiamo capito che le intenzioni del pazzo piano si stavano attuando. Siamo stati svegliati da raffiche di spari; frenesia di passi di gente che correva; bambini che piangevano. La luce é stata staccata e cosí pure i collegamenti della televisione via cavo. La favela nella totale oscuritá, io vedevo, da sdraiata a letto, nel riflesso della finestra di fronte, piogge di proiettili traccianti. Sono esplose granate; bombe casalinghe; ho sentito tanti tipi di spari diversi, pistole, fucili, e quello inconfondibile di una mitragliatrice su treppiedi.

Non ho vissuto situazioni di guerra nella mia vita - almeno non quella armata !! - e non so ancora rielaborare le mie emozioni: mi sembra totalmente irreale, inaccettabile.
La sparatoria estremamente intensa é durata fino alle 4 del mattino, momento in cui, ancora nell´oscuritá totale, é tornata 'la quiete dopo la tempesta', lasciando cadaveri sull´asfalto, tra cui quello di una donna incinta morta con un colpo in testa, suo marito, un giovane skatetista, innocenti, e 15 feriti. Non sto adesso a raccontare i dettagli di questa azione di terrorismo, anche perché non é finita, si teme la continuazione nelle prossime notti.
E la polizia in tutto questo é stata completamente assente. Come puó lo Stato ignorare una vera e propia guerra, svolta con armamento pesante, che coinvolge solo 1 per cento degli abitanti di una favela (questa é la stima ufficiale di coinvolgimento nel narcotraffico) e lascia senza protezione una massa di popolazione innocente con l´unico torto di essere povera ? Che razza di interessi di mafie internazionali, coinvolgendo governi e "pezzi grossi" sono in ballo in questo gioco sanguinoso che permette che uno Stato sia latitante in modo cosí palese ?
La Polizia sta volando sulla mia testa in questo momento. Un elicottero sta sorvolando la zona a bassa quota ed i cadaveri sono ancora sulla strada, appena qui dietro l´angolo. Ma non usciró di casa, non andrò a vedere, nonostante la calda giornata e l'umidità soffocante della stanza in cui viviamo. Il mio lavoro é stato ovviamente sospeso, ma ho bisogno di riflettere, non ce la faccio ad agire come ogni giorno come se nulla fosse successo.
Julio, che stanotte ho visto piangere, é uscito a cercare dell´acqua per lavarci, perché come se non bastasse tutta la cittá di Rio é senza acqua da mercoledi pomeriggio. .........
Non vi preoccupate per me, io mi preoccupo invece per tutti quei bimbi che non hanno una Maria che corre ad abbracciarli nel momento della paura.
Ritorneró a voi quanto prima. Un abbraccio a tutti. Barbara Olivi