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I racconti di Barbara - Quando l'ignoranza si fa tragedia

Priorità di una settimana difficile - Maggio 2011

Lettera a Barbara Pascali (collaboratrice e web editor de Il sorriso dei  miei bimbi).


Il nostro giovane Led, compagno di tanti nostri ragazzi agli esordi del Projeto Jovem, da anni nel narco traffico, finalmente ne è uscito -nuovamente- e la settimana scorsa ha inaugurato una piccola pensione di famiglia, dove cucinano mamma e sorella e lui aiuta, oltre a lavorare giornalmente come muratore. Con Julione volevamo assolutamente andarli a trovare, per celebrare lo sforzo, l' iniziativa e rinnovare l'affetto reciproco.

Poi la giovane che si è data fuoco, ci siamo dovute occupare dei suoi figli, andare a trovare l'ex compagno disgraziato che l'ha espulsa di casa con le 3 figlie piccoline - che sono poi anche sue - per accogliere la nuova amante. Pensa che non ci porta le bimbe a scuola per paura di dover spendere dei soldi... io proprio questi genitori brasiliani faccio veramente fatica a capirli.

Ieri sono andata a trovare la ragazza -di cui non rivelo il nome per ragioni di privacy- a casa della mamma, nelle case popolare davanti a noi; meno male almeno che la nuova casa è dignitosa, dove abitano già mamma con due figli e nipote, a cui ora si aggiungeranno la figlia bruciata e le 3 bimbe... Bene, sono andata a trovarla perchè non è più in ospedale, e ti assicuro mi veniva da vomitare a vederla là tutta imbalsamata e sofferente, l'odore delle creme e la sua disillusione dipinta nel volto emaciato. Stupida, pigra, ignorante, non ha mai lavorato in vita sua, ma pur sempre donna innamorata disillusa e mamma di 5 figli.....
Ho fatto la pagliaccia, raccontando storie per far ridere, ma quanto dolore (e vomito) mi portavo dentro.

Uscendo da lì visita alla famiglia di Pilar, bimba coraggio nata con i piedini al contrario e che adesso adolescente con le stampelle corre come un fulmine e un bellissimo sorriso, li conosciamo da anni e abitavano a Roupa Suja sopra l'asilo, espropriati dal PAC (Programa de Aceleração do Crescimento, ndr) sono adesso nostri vicini: in queste 9 palazzine, 140 appartamenti, ne conosciamo di gente!! E' un concentrato nella concentrazione della più grande favela del Sud America.

Dopo questa altra visita a domicilio - e tu sai bene come siano queste le attività che preferisco in assoluto - mi avvio verso casa, è solo attraversare la strada principale, prendere la traversa a sinistra e percorrere qualche metro in salita.. ed ecco che nella nuova piazzetta da gioco del complesso, c'è installato un pula pula elastico con una frotta di bimbi in fila.

Mentre osservo scopro che il proprietario e gestore è Ian, trafficante prima per divenire poi soldato narco, uno dei primi che conobbi entrando in favela oltre 10 anni fa: ci si rispettava a vicenda e mi salutava sempre quando passava di ronda con fucile in mano, molto serio e rispettoso, non lo vedevo più da tanto tempo ma sai com'è, non puoi fare domande e quando non vedi più circolare qualcuno di quel movimento, ci sono normalmente due ipotesi, galera o morte.

Invece c'è pur sempre una terza ipotesi, la più recondita perchè più difficile, ma sempre possibile, e cioè la risoluzione per una nuova vita, uscire dallla criminalità e optare per la normalità, casa, lavoro, famiglia. Dalle fazioni narco delle favelas si può uscire, così come rientrarci, senza ricriminazioni esercitate sull'individuo o sulle proprie famiglie.

Differenza fondamentale, in un cammino di vita scelto il più delle volte per ignoranza, facile ambizione, ma non obbligo o oppressione. E così è stato anche per Ian, mi ha visto e riconosciuta subito, un poco imbarazzato, ma il momento seguente mi ha presentato moglie e figlioletta di 4 anni.  Fa l' imbianchino da un anno con carteira assinada (in regola, ndr) e il fine settimana con la moglie gestisce il pula pula per arrotondare.  Che bella sorpresa inaspettata, anche davanti a loro non riuscivo a celare la gioia che provavo, mi sono trattenuta dal raccontare alla moglie il recesso storico di quando vedevo suo marito girare armato nell'area della nostra scuolina per evitare che le venissero sospetti di gelosia e anche per trasmettere ulteriore incoraggiamento e apprezzamento per il coraggio della coppia nel cambiare vita radicalmente.

Nei metri che mi separavano dal portone di casa ho letteralmente volato, felice, profondamente appagata, ringraziando il cielo per le emozioni che vivo, le innumerevoli vicende umane che mi vedono spettatrice, il privilegio di essere protagonista ed artefice di un movimento popolare che esibisce i circa 250.000 abitanti di Rocinha come attori co-protagonisti aventi diritto al palcoscenico dell'esistenza, in quanto cittadini e individui.

Dieci anni di Rocinha, dieci anni di giornate diverse le une dalle altre dove la routine non esiste e la quotidianità ti sorprende con le sue infinite sfaccettature sublimando la bellezza dell' Uomo, pur nelle sue contraddizioni. Amo la mia vita, amo mio marito Julione che in essa mi è compagno inseparabile; amo la Rocinha.