Inizio a scrivere un tardo pomeriggio di fine novembre, sono immobilizzata davanti alla televisione che per 3 giorni trasmette in diretta l' operazione di ordine pubblico di polizia, esercito e marina congiunti nella repressione del narcotraffico nel complesso di favelas denominato do Alemão, nella prima periferia di Rio de Janeiro.
Giovedi scorso la favela Rocinha, dove svolgiamo attività umanitarie per la onlus italiana "Il sorriso dei miei bimbi" e dove risiedo con mio marito Julione da circa 10 anni, ha rivissuto il dramma collettivo della paura per la propria quanto altrui incolumità e l' incertezza dell' immediato futuro. Scuole, asili e progetti sociali sono stati sospesi e bimbi, alunni e educatori rimandati in fretta a casa. Negozi, ristoranti e ogni attività commerciale chiusa, trasporti pubblici bloccati, psicosi dilagante di terrore, alienazione del cittadino e dell' essere umano, del lavoratore e dello studente. Ma davanti alla paura, motivata in modo empirico dal vissuto storico, che fare, come reagire? Come dare valore ai diritti umani e civili e lottare per essi quando hai la consapevolezza di vivere in una società che se pur moderna attribuisce valore zero alla vita individuale e puoi benissimo essere tu la prossima vittima innocente di azioni rivendicative dei banditi, o di rancore misto a disprezzo dei rappresentanti delle forze di potere pubblico, o semplicemente sfortunato bersaglio di pallottola vagante durante sparatorie tra trafficanti e poliziotti?!
Niente, puoi solo scappare e rifugiarti dove ritieni di essere protetto al sicuro e aspettare insieme ai tuoi cari che la bufera passi, pregando che la stessa non faccia troppi danni. Ogni singolo abitante di qualsiasi favela studia e sceglie qual è il locale più sicuro all' interno della propria dimora per proteggersi dalle pallottole di armi mortali che forano le pareti di mattoni delle nostre case come se fossero di burro, non sono pochi i casi di morti da arma da fuoco per sparatoria che dall'esterno uccide dentro la propria casa. A casa nostra l'angolo che offre poca esposizione con l' esterno è la sala, già attrezzata con candele, pile, libri e alimenti non deperibili, un bottiglione di 20 d' acqua potabile sempre pieno, come pure un contenitore d' acqua per il bagno. Ci si organizza così sempre pronti ad ogni evenienza. Chi può, nei periodi di maggior minaccia, si fa ospitare da amici o parenti che abitano fuori dalla zona di rischio. Una borsa è sempre pronta, come le partorienti vicine alla scadenza della gestazione, peccato che non si tratti di un evento ugualmente lieto.
Sì, in questi giorni qui in Rocinha abbiamo avuto paura, nella aspettativa che anche la nostra comunità venisse invasa dall' esercito, con conseguente ipotizzabile bagno di sangue. Nel frattempo abbiamo assistito attoniti alle giornate di passione vissute dagli abitanti dei complessi di Penha e Alemão, ostaggi impotenti di una cronaca violenta e surreale. Come commentare le immagini sconvolgenti di centinaia di soldati narcos in fuga disordinata e disperata, lasciandosi dietro tracce evidenti della sorpresa dell' attacco che nessuno aveva messo in conto da 10 anni a questa parte, permettendo loro di regnare sovrani incontrastati in un regime di potere parallelo nella illegalità.
Paura, attesa, preghiere, preparativi come per una circostanza di assedio, ma non siamo nel medio evo. In una piazza della favela appare un cartellone redatto a mano e rivolto agli abitanti, invitando a fare provviste di alimenti, acqua e medicine. Nel frattempo mi dicono, ma sicuramente non andrò a verificarne la veridicità, che in una strada di accesso sono state scavate delle fosse dove vi hanno calato quantità di dinamite, ricoprendo il tutto con pesanti lastre di metallo. Il comando narco che gestisce la Rocinha non è lo stesso coinvolto nell' Alemão, ne è una fazione nemica, ma si ipotizza che in simile circostanza di persecuzione e guerra, le stesse si coalizzino unendo le forze contro il nemico comune, in questo caso lo Stato. Da molti mesi la Rocinha si presenta fortemente armata, con ostentazione bellica superiore al passato, e coinvolgimento di mano d' opera di nuova leva e particolarmente imberbe.
Cammino per la favela ma non guardo, il mio sguardo non si sofferma e soprattutto il cervello non registra quanto si svolge normalmente davanti ai miei occhi. Ma non posso impedirmi di soffrirne e di temere, soprattutto per i troppi giovani coinvolti, carne da macello di un sistema economico che li vota al sacrificio umano in cambio di precario status carismatico e illusorio che aleggia intorno a chi gestisce armi e pensa di esercitare potere, che sia minimo ma sempre meglio della totale mancanza di identità propria, su donne e ragazzine affascinate dallo stesso e garantito dal maggior potere acquisitivo. Che poi lo stesso venga ripagato con la propria vita o la detenzione in carcere, l' ipotesi appartiene al futuro, non viene considerata, la vita va vissuta giorno per giorno non ci si pensa se non nel momento in cui la fine è inevitabile. Rifletto con un sentimento di tristezza atavica tanto è profonda, scorre nella mia memoria una passerella di situazioni e scatti immaginari di volti di uomini e anche donne conosciuti, semplicemente incrociati nel quotidiano, che ormai non sono più, ridotti a numeri nella casistica spaventosa delle cronache di violenza urbana di Rio, così Cidade Maravilhosa e contemporaneamente così indifferente alle abissali problematiche sociali di un popolo allo sbando, abbandonato dallo stato e da quel bellissimo Cristo sul Corcovado, che sembra poco possa sulle pene troppo profonde e antiche per risultarne cauterizzate senza pena o ulteriore sofferenza e tempi difficilmente prevedibili.
Sono passate quasi 2 settimane, la calma apparente è stata ristabilita, tutto funziona nel normale confortante caos quotidiano, i carioca anestetizzati dal forte desiderio di scordare e soprattutto di godersi le imminenti feste di fine anno e successive vacanze estive, poi arriverà il Carnevale e l' oblio della danza e dello stordimento della massa, poi si vedrà!
Da buona europea con la tendenza radicata a organizzare il futuro a breve e lunga scadenza, non riesco a evitare di pensare alle possibili conseguenze della guerra in Rocinha già annunciata. Anche i banditi di qua scapperanno a gambe levate o opporranno resistenza con il potenziale di fuoco di cui dispongono, coinvolgendo una umanità di oltre 200.000 abitanti. Come cambierà la nostra vita? Come si affronterà la nuova realtà sociale dopo 30 anni di dominio del narco traffico e tanti, troppi, inutilil lutti?
Riesco solo a rielaborare l' importanza, adesso più che mai, della presenza di progetti sociali come il nostro volti all' educazione e professionalizzazione di futuri cittadini adulti e lavoratori di una società moderna che reclama a voce alta il proprio diritto ad esistere in modo dignitoso e rispettato da tutti.
Tutti noi come gruppo di collaboratori attivi della onlus IL SORRISO, impegnata nelle problematiche sopra esposte da 10 anni in prima linea senza delegare altri a responsabilità che competono a ognuno, siamo convinti adesso più che mai di star svolgendo quanto necessario e richiesto nel sorgere di una società civile brasiliana più equa e rispettosa delle singole individualità e valore umano.
Per continuare nella realizzazione dei progetti che così tanto ci appassionano, contiamo sulla fiducia e partecipazione che ci avete retribuito finora e della quale ve ne siamo grati dal profondo dei nostri cuori, insieme al sorriso sincero dei bambini cui vogliamo bene, protagonisti indiscussi della vostra e nostra scelta di vita.
Barbara Olivi - Presidente Il sorriso dei miei bimbi Onlus









