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Favela


IL CONTESTO. La favela di Rocinha è sorta agli inizi degli anni ’30 attorno ad un insediamento abitativo originato dall’immigrazione italiana ed era inizialmente costituita da poche baracche di legno e con altri materiali di recupero. Con il passare del tempo si è largamente sviluppata, ora vi sorgono edifici in mattoni, vengono realizzati gli allacciamenti (solitamente abusivi) di acqua, elettricità e telefono, si sviluppano piccole attività commerciali ed è ora la più grande favela per numero di abitanti di Rio.

Situata sulle pendici della montagna Dois Irmãos (Due Fratelli), alle spalle dei quartieri di São Conrado, Leblon, Ipanema è afflitta da numerosi problemi: le condizione igieniche e sanitarie sono precarie, il sovraffollamento e l’umidità delle case favoriscono il diffondersi di malattie infettive come colera, febre gialla, epatiti, meningiti e dengue. Gli abitanti delle favelas sono discriminati e ghettizzati, spesso non hanno accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, il tasso di disoccupazione è altissimo.
Inoltre la Rocinha è una delle più importanti basi del paese per il commercio della cocaina: tra le baracche sorgono le case dei narcotrafficanti, che usano la folla della Rocinha come scudo umano contro le irruzioni della polizia. Negli ultimi anni la Rocinha è stata teatro di una guerra fra bande, a causa della quale hanno perso la vita anche numerosi abitanti innocenti, vittime delle pallottole vaganti (bala perdida).


LA STORIA. Tra il 1896 e il 1897 migliaia di "sertanejos" (abitanti della regione del Sertao) guidati da Antonio Conselheiro, stanchi delle umiliazioni e delle difficoltà di sopravvivenza in un nord-est inprigionato dalla proprietà latifondista e dalla grave siccità, crearono la cittadella di Canudos (nello stato di Bahia), in opposizione alla disastrosa situazione in cui vivevano.


Mappa della Regione di Canudos - Bahia

A Canudos molti sertanejos si stabilirono nei dintorni del "Morro da Favela", dal nome di questa pianta. Per paura che la rivolta potesse minare le fondamenta della recente Repubblica, il governo centrale ordinò un vero e proprio massacro a Canudos, con migliaia di morti, torture e stupri di massa; l'accadimento rappresenta ancor oggi uno degli episodi più oscuri della storia militare del Brasile, ancor più deplorevole considerato il massiccio consenso popolare dal quale venne sostenuto.

Quando i soldati repubblicani tornarono a Rio de Janeiro, smisero di ricevere i loro salari e, a seguito del peggioramento delle condizioni di vita, si stabilirono in baracche di legno senza infrastrutture sulle dolci colline che circondano la città (il primo insediamento fu l'attuale Colle della Provvidenza), che venne chiamato "favela", ricordando le terribili condizioni di Canudos.

Colle della Provvidenza in una vecchia fotografa. Dove tutto ebbe inizio ...

 

Morro da Providencia attualmente

Questo "sotto-tipo" di alloggio venne utilizzato in precedenza dagli schiavi liberati che, non potendosi permettere di vivere in città, cominciarono a popolare le sue pendici. Il termine "favela" o "baraccopoli" venne presto diffuso a tutti questi modelli abitativi abusivi e fu subito interpretato come sinonimo di povertà, abbandono e degrado sociale.

Ci sono, tuttavia, alcuni concetti circa le favelas che devono essere valutati ...

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Tendiamo a considerare il Brasile come il lugo più densamente popolato di favelas ma è un errore.  Messico, Colombia, Perù e Venezuela stanno guidando questa triste classifica per l'America Latina.



Veduta aerea del Neza Favela, nei pressi di Città del Messico, la più grande del mondo con oltre 2,5 milioni di abitanti.


2. Un altro errore comune è pensare che le baraccopoli sono un fenomeno unicamente terzomondista, limitato ai paesi sottosviluppati o emergenti. Anche se molto più piccolo di numero, i paesi industrializzati come la Spagna, l'Italia o la Grecia hanno i loro "quartieri bassifondi" .

Chabola di Madrid, le baraccopoli spagnolo


3. Un altro mito da sfatare consiste nel considerare le favelas come un fenomeno in continuo ed ineluttabile aumento, a prescidnere delle politiche del governo locale... La speculazione immobiliare ed alcune manovre politiche hano di fatto estinto alcune favelas anche a Rio de Janeiro. Il caso più famoso è quello della Favela Catacumba, accanto alla Lagoa Rodrigo de Freitas, che è stata abolita nel 1970. La Favela Pinto è anche un altro esempio.

A ciò va aggiunto il nuovo piano elaborato dalla Segreteria Statale di Sicurezza Pubblica di Rio de Janeiro, fondato sull'insediamento della UPP (Unidade de Polícia Pacificadora) volto alla disarticolazione del narcotraffico nelle principali favelas della città (oltre 500).

Dal 2008 sono diverse le favelas "liberate".


Favela Catacomba, anni '60: si diceva ci fosse un cimitero indigeno. Oggi la zona possiede edifici di lusso e un grande parco.


ORIGINE DEI NOMI DI ALCUNE FAVELAS DI RIO DE JANEIRO

BABILONIA

Morro di Babilonia con Corcovado sulla sfondo

Il nome di questa favela deriva dalla vegetazione lussureggiante e una vista privilegiata di Copacabana che ha portato i residenti a confrontare la favela con i "Giardini di Babilonia".

 

ROCINHA

favela Rocinha

Durante gli anni '30, dopo il crollo della borsa del 1929 che portò molti coltivatori di caffè alla bancarotta, il terreno della Fazenda Quebra Cangalha fu invaso e diviso in piccole aziende agricole che vendevano i loro prodotti in piazza Santos Dumont, nella quale confluivano le forniture di tutta la zona sud della città.

Così, quando i clienti chiedevano da dove provenissero quelle verdure gli agricoltori rispondevano: "Vengono da laggiù, da un piccolo campo (roça-rocinha= campo, ndt) proprio sopra al quartiere di  Gavea".

 

MANGUEIRA

Morro da Mangueira

Negli anni '40 anni, all'ingresso del sentiero in salita a quel tempo ancora coperto da foreste, venne posto un cartello che diceva: "Presto fabbrica di cappelli mangueira" L'impianto non è mai stato costruito, ma il consiglio è rimasto, battezzando una delle comunità più emblematiche di Rio.

 

VIDIGAL

Morro do Vidigal

In omaggio al proprietario originale del terreno in cui si trova la favela, il maggiore Miguel Nunes Vidigal, figura molto influente durante l'Impero.

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LE RISORSE: Il turismo. Barbara Olivi e suo marito Julio (accompagnati dai giovani del Projeto Jovem) lavorano come guide di turismo a Rio di Janeiro, ma soprattutto organizzano tour nella favela di Rocinha.
Il tour è un'esperienza indimenticabile poichè Barbara e Julio hanno la cura di organizzarlo tenendo in massima considerazione il rispetto nei confronti di un popolo che soffre ma che possiede orgoglio e dignità profondi. Accade infatti di imbarcarsi in alcune "escursioni" di dubbia natura etica, con dei tour in favelas organizzati da alberghi e/o grandi tour operator. Ricordiamo che in Rocinha vive gente povera, ma onesta. Camerieri, portieri, donne di casa, muratori, artigiani, cuochi, studenti: la favela è un melting pot di arti e mestieri, fatta di occhi stanchi e schiene piegate dal lavoro (quando c'è).
I tour che organizzano Barbara e Julio sono privati, nel senso che vengono creati su misura del visitatore e quasi sempre si avvalgono dell’allegra collaborazione e partecipazione degli adolescenti del Progetto Giovani. In questo modo i nostri ragazzi hanno la possibilità di incontrare persone nuove e dedicarsi all’opera di sensibilizzazione parlando italiano o inglese. Questa attività aiuta infatti i ragazzi ad uscire dalla criminalità in cui vivevano. Si tratta di un “progetto nel progetto” che viene realizzato per salvare giovani in condizioni di rischio di vita che contemporaneamente studiano e frequentano lezioni o corsi per introdurli in un nuovo percorso. Il turismo è uno dei veicoli che l’associazione ha scelto per suscitare interesse e alternative.
Le persone interessate vengono incontrate direttamente in albergo per giungere alla favela con mezzi di trasporto pubblici, o privati se c'è un gruppo numeroso. In favela si gira a piedi, quindi sono consigliate scarpe comode. La durata del giro dipende dalla disponibilità delle persone. Normalmente sono 3/4 ore, ma ci si può fermare a mangiare in uno dei ristorantini locali a conduzione familiare per scambiare quattro chiacchiere e continuare ad osservare il movimento della gente del posto.
La Rocinha è pulsante di vita e trasmette molta energia, la Onlus si propone di diffondere e divulgare una conoscenza della favela attraverso la dignità dei suoi abitanti e la gioia che hanno per la vita, nonostante tutto.

 

rocinha by google map.png
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The Brazilian apartheid.jpg
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Fogna a cielo aperto
Fogna a cielo aperto
la Rocinha
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la Rocinha
la Rocinha
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RAIZ CULTURAL - progetto
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