Carnaval!

Oltre 70 tra politici e industriali protagonisti del più grande scandalo legato alla corruzione nella storia del Paese. L’enorme disastro ambientale nello stato del Minas Gerais. L’impeachment e la destituzione di Dilma Roussef e la salita al potere (potere che già comincia sensibilmente a incrinarsi, complici anche le discutibili politiche messe in atto dalla squadra di governo composta da uomini tutti bianchi e tutti ricchi) di Michel Temer, anche lui implicato nello scandalo Petrobras.

La violenza della polizia, che continua a colpire soprattutto giovani uomini neri.

Dopo il boom tra 2002 e 2011, una serie di eventi drammatici sta trascinando il Brasile nel baratro e ora sta provando anche a spegnere le luci, i colori e la musica della più famosa manifestazione verde-oro: il carnevale. La festa comincia oggi, venerdì 24, e andrà avanti sino al 1 marzo tra tamborim, chocalhos, surdos, pailette, piume, lustrini e velluti. Anzi, no. I velluti non ci saranno, sostituiti dalle stoffe sintetiche: non altrettanto belle, ma molto più economiche.

Intrappolate tra gli anni di quella che viene definita la più grande crisi economica del secolo, tante città hanno già detto addio ai festeggiamenti: a oggi, almeno 48, alcune con grandi tradizioni di festeggiamenti di Carnevale alle spalle. C’è chi ha investito i soldi risparmiati dal carnevale nell’acquisto di un’ambulanza, chi ha dato un contributo per smaltire le liste d’attesa degli ospedali pubblici e chi ha promosso progetti per bimbi con disabilità.

Il carnevale brasiliano, crisi o no, resta “la più grande festa del mondo” a cui – almeno secondo chi scrive – il popolo – che non ha mai smesso di protestare contro la corruzione, la violenza, le tante misure che qui, in Italia, sarebbero definite ‘lacrime e sangue’ – non deve rinunciare: si tratta di storia, si tratta di anima. Si tratta di un grande motore economico capace di attirare ogni anno oltre un milione di turisti, per un giro d’affari di oltre un miliardo di euro. La competizione al Sambodromo ci sarà (Rio è lo stato che versa in maggiori difficoltà, complice anche la voragine creata dalle Olimpiadi), e anche le sfilate per le strade.

Ma anche tutte le scuole di samba sono chiamate a fare i conti con l’austerity: “È diventata la nostra parola d’ordine. Spesso non abbiamo i soldi per pagare le maestranza: cerchiamo di ovviare offrendo loro il pranzo”, ammette amaro Luiz Carlos Magalhaes, presidente di Portela, la scuola di samba più titolata.

Altre scuole hanno comunicato tagli sia ai carri sia ai ballerini. Tra le scuole di seconda divisione (una sorta di serie B del carnevale carioca) c’è chi ha cominciato ad affinare l’arte del riuso e del riciclo. Anche gli sponsor, che da sempre coprono il grosso delle spese delle scuole, stanno abbandonando la nave: “Il Carnevale annega nella peggiore crisi degli ultimi 30 anni”, ha riassunto Aydano Andre Motta del quotidiano O Globo. A Rio ci sono anche la terza, la quarta e la quinta divisione, e a ogni gradino corrispondono problemi economici più seri. Ha detto Fabio Augusto, presidente della scuola di quinta divisione Tupy de Vraz de Pina: “Sopravviviamo grazie alle donazioni. Andiamo di hangar in hangar delle grandi scuole e raccogliamo tutto ciò che possono regalarci”.

Sono in molti a chiedersi come i festeggiamenti del carnevale – che sono già cominciati – possano convivere con una situazione tanto drammatica. Philip Reeves, giornalista per Npr, la radio pubblica americana, ha scritto: “In mezzo a tutta questa euforia, c’è l’eco della realtà. La satira politica e le proteste sono cucite addosso a questa fabbrica multicolore che è il carnevale di Rio. Basta guardare i costumi. Il ricco tycoon Eike Batista, una volta uno degli uomini più ricchi del Brasile, di recente è entrato in carcere in regime di massima sicurezza in attesa di rispondere, in tribunale, alle accuse di corruzione. Io l’ho già visto in strada, tra due bagni chimici e Napoleone, vicino a due imperatori romani e a uno scoiattolo che suona un trombone”.

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