Brasile, una morte inquietante

di Paolo Manzo

È un Brasile scosso quello che il 23 gennaio 2017 ricomincia i preparativi per il prossimo Carnevale dopo tre giorni di lutto per la morte di Teori Zavascki, il giudice della Corte Suprema (qui lo chiamano Supremo Tribunale Federale, STF) in un incidente aereo lo scorso 19 gennaio, a pochi km da Paraty, cittadina celebre per il più importante festival della letteratura verde-oro.

A prima vista nulla di strano – gli incidenti aerei, soprattutto quando si tratta di piccoli velivoli come era questo il caso, in Sudamerica sono all’ordine del giorno ed il Brasile non fa eccezione – non fosse che Teori, di lì a pochi giorni, avrebbe accettato le oltre 70 confessioni di altrettanti manager dell’Odebrecht che – in cambio di sconti di pena – avevano deciso di collaborare con la giustizia, accusando il gotha della politica brasiliana.

Ed era sempre Teori il giudice che aveva in carico tutta l’ultima istanza dell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana nata tre anni fa in un autolavaggio usato per riciclare denaro sporco (da cui il nome in portoghese) che ha scoperchiato uno dei più grandi casi di corruzione della storia. Con tangenti che al confronto la maxi-tangente Enimont erano bruscolini. Tangenti pagate da società come la petrolifera statale Petrobras o la multinazionale delle costruzioni Odebrecht a centinaia di politici – non solo verde-oro ma anche colombiani, peruviani, ecc, la lista è enorme, le indagini sono in corso in decine di nazioni – tra cui molti personaggi eccellenti del paese del samba. Come l’ex presidente Lula, tutti gli ultimi tesorieri del PT, il partito dell’ex presidente Dilma Rousseff e – perché su questo lavorava Teori prima di morire – anche l’attuale presidente Michel Temer ed i suoi più stretti collaboratori, oltre a membri di spicco del PSDB, il partito socialdemocratico dell’attuale ministro degli Esteri José Serra, accusato di avere ricevuto circa 7 milioni di euro di tangenti in conti svizzeri.

Teori aveva già fatto sapere ai media che dopo avere accettato le confessioni dei manager Odebrecht – tra cui quella dell’ex presidente Marcelo Odebrecht, in carcere da due anni – le avrebbe rese pubbliche entro febbraio. Non a caso il pacchetto delle collaborazioni di giustizia che aveva in mano il giudice Zavascki – oltre a coinvolgere 130 tra deputati e senatori che attualmente decidono le sorti del Brasile in Parlamento, facendo leggi sovente pro domo sua – era stato ribattezzato “la confessione della fine del mondo”. Già perché, una volta accettata si vociferava con sempre maggiore insistenza nei corridoi del potere di Brasilia, avrebbe “fatto cadere la repubblica”.

Invece, il sogno di avere finalmente un governo più etico ed un sistema politico più onesto – chiesto a gran voce da gran parte del popolo brasiliano – si è infranto il 19 gennaio scorso, quando il giudice Teori Zavscki è morto.

“Ho visto l’aereo improvvisamente cadere, con del fumo bianco che usciva da un’ala” ha detto un pescatore che al momento della tragedia aveva appena gettato le reti, nonostante la leggera pioggia.

Una morte atroce per i 4 passeggeri a bordo, tra cui il giudice. Un incidente considerato subito “sospetto” anche per una serie di elementi oggettivi.

Primo, il velivolo su cui volava il giudice Zavascki era un Beechcraft G90GT, fabbricato negli Stati Uniti e considerato dalle compagnie assicurative benissimo in termini di rischio, tra i più sicuri al mondo anche perché, essendo un bimotore, riesce a volare anche in caso di rottura di un motore. A detta di uno dei principali CEO brasiliani del settore assicurativo che per ovvie ragioni ha chiesto l’anonimato, “la probabilità di un incidente aereo è una su 1,2 milioni. Inoltre, secondo le statistiche il 95,7% dei passeggeri in un volo che soffre un qualche tipo di incidente sopravvive e, sommando la scarsa possibilità di incidente e l’alta chance di sopravvivenza, la probabilità che accada quanto successo a Teori aumenta a una su 11 milioni. Se poi ci si aggiunge la variabile che la vittima sia il giudice del STF che si occupa della nostra Mani Pulite … la probabilità che si sia trattato di un caso fortuito è davvero infinitesimale

Secondo dato, questo ancora più strano. Sul sito JetPhotos.net vengono caricate le foto di migliaia di aerei, di ogni dimensione. E per ogni immagine il sito registra la visualizzazione online giornaliere. Tra i velivoli fotografati c’era anche il Beechcraft G90GT, prefisso PR-SOM, su cui volava Teori al momento dell’incidente. Impressionante che dopo quasi un anno in cui nessuno quasi aveva osservato la foto dell’aereo in questione, lo scorso 3 gennaio, in meno di 24 ore, sia stato registrato da JetPhotos.net un traffico che dire anomalo è dire poco: ovvero ben 1.885 visualizzazioni online! Chi stava monitorando l’aereo che di lì a 16 giorni sarebbe precipitato a bordo, portandosi con sé i segreti di Zavascki in grado di “fare cadere la repubblica”? Alla domanda non ci sono risposte, per ora.

Terzo elemento. Il viaggio di Teori a Paraty era stato programmato da tempo, come testimoniato dai famigliari tra cui il figlio del giudice che, lo scorso maggio, aveva scritto di ripetute minacce a suo padre sulla sua pagina personale Facebook. Minacce confermate dopo la tragedia ma, soprattutto, dopo che in molti avevano diffuso la fake news che il post del figlio di Teori fosse … falso.

Il clima in Brasile è teso e ora l’inchiesta rischia di essere completamente affossata o, nella migliore delle ipotesi, bloccata per mesi e mesi. Ufficialmente Teori Zavascki è morto in un incidente aereo, proprio come l’ex candidato alla presidenza nel 2014 Eduardo Campos. Solo una “tragica fatalità” come espresso da molti politici verde-oro, pronti a lacrimare in pubblico come coccodrilli, o qualcuno ha voluto dare una mano al fato? Il 90% dei brasiliani, secondo i sondaggi, propende per quest’ipotesi anche se non esistono prove in tal senso, solo indizi.

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