La destituzione di Dilma, la nomina di Temer

Michel-Temer-1Inserisco nella query di Google “Michel Temer”. In ordine mi viene suggerito: Michel Temer indagato; Michel Temer moglie; Michel Temer Brasile; Michel Temer massone; Michel Temer massoneria. La voce “Michel Temer presidente” non l’ho trovata. Strano, dopotutto Temer già da qualche giorno è il nuovo presidente del Brasile, il 37esimo, dopo la destituzione di Dilma votata dal Senato. Non così strano, però, se si pensa che almeno metà dei brasiliani considerano illegittima la sua salita a Capo dello Stato e parlano di golpe. “Inauguriamo una nuova era, una fase di due anni e 4 mesi e a partire da questo momento ci aspettiamo molto dal governo”, ha dichiarato Temer appena nominato.

Impossibile non ricordare, a questo punto, il paradosso di Temer: Roussef è stata destituita per avere ‘truccato’ i conti dello Stato al momento della sua seconda candidatura alla presidenza della Repubblica. Temer era il suo vice: possibile non sapesse nulla? Possibile non si sia accorto proprio di nulla? Senza dimenticare che il suo nome è emerso nelle pagine dell’inchiesta “Lava Jato”, una sorta di mani pulite brasiliana: alcuni pentiti l’ hanno indicato come beneficiario di tangenti legate ai fondi neri Petrobras. Dilma ha definito Temer ‘golpista’: l’ha affossata, colpendola alle spalle, e poi ha preso il suo posto.
 
Già a suo tempo – al momento della sua nomina ad interim – ricordammo la nuova squadra di ministri scelta da Temer: tutti bianchi, tutti uomini, cosa che non succedeva dal 1985, quando finì la dittatura. Non solo: il ministero per le Donne, Pari opportunità e Diritti umani venne soppresso. Nel frattempo, le Olimpiadi si sono concluse lasciando una voragine nei conti pubblici (sono costate circa 10 miliardi). Temer, fischiato dal pubblico durante il brevissimo discorso alla cerimonia d’apertura dei Giochi, si trova ad affrontare anche questo nodo (per usare un eufemismo), con l’inflazione alle stelle.
 

Mentre Dilma lasciava il “Palacio da Alvorada”, la residenza ufficiale presidenziale, ha pronunciato un discorso di fuoco e ha concluso con “la lotta continua”. I suoi difensori hanno presentato ricorso alla corte suprema: l’obiettivo è arrivare all’annullamento del voto con cui la loro assistita è stata rimossa dall’incarico.

Come riportato dall’Ansa, dopo la nomina di Temer il centro di São Paulo è stato attraversato, per tre giorni, da feroci proteste contro il nuovo governo: erano quasi 20 mila le persone scese in strada, tra la Avenida Paulista e la Rua da Consolação. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e usato camion idranti per disperdere alcuni manifestanti che hanno spaccato le vetrine di banche e negozi. Gli altri governi di sinistra sudamericani hanno ritirato i loro ambasciatori: l’ha fatto Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, che ha twittato: “Non avalleremo mai queste pratiche che ci ricordano le ore più oscure della Nostra America. Tutta la nostra solidarietà per la compagna Dilma, per Lula, e per tutto il popolo brasiliano ¡Hasta la victoria siempre!”. L’ha fatto il governo venezuelano di Nicolas Maduro, che ha annunciato anche il congelamento delle relazioni con l’amministrazione di Temer. L’ha fatto il presidente boliviano Evo Morales, che su Twitter ha scritto: “Stiamo richiamando il nostro ambasciatore in Brasile per assumere le misure che in questo momento sono necessarie. Condanniamo il golpe parlamentare contro la democrazia brasiliana. Accompagniamo Dilma, Lula ed il suo popolo in questa ora difficile”, con l’hasthtag #FuerzaDilma.

Dilma è stata rieletta nel 2014 con 54 milioni di voti. Temer è diventato presidente dopo una destituzione, che qualcuno continua a chiamare golpe.
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