Il brutto e il bello di Rio2016

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Anthony Sharwood è un giornalista australiano inviato a Rio per coprire le Olimpiadi.  Nei giorni passati, finito il suo lavoro di cronista, si è concesso qualche birra e “comida” locale in città.

Ovviamente cerveja gelata e cene gli sono piaciute molto, ma è stato il calore dei carioca a entrargli nel cuore. Così ha affidato le sue impressioni ai social network. I suoi post sono subito diventati virali tra i brasiliani, che hanno cominciato a seguirlo in migliaia. “Sono diventato il gringo più famoso di Rio”, dice Anthony, che ha una spiegazione semplice per la sua improvvisa popolarità.

“Ho solo detto quanto fosse bella Rio, amichevoli i suoi abitanti”. Sembra poca cosa, non lo è, soprattutto dopo quindici giorni di sovraesposizione in cui i media stranieri si sono fermati ai luoghi comuni e agli aspetti negativi, dalla violenza alla disorganizzazione, alle acque inquinate alla presunta epidemia di Zika.

IMG_0862“I brasiliani vogliono essere amati e rispettati. Vogliono che il mondo smetta di disprezzarli”. Anthony ha fatto il suo lavoro, cercando di andare oltre i luoghi comuni e raccontare quello che ha visto davvero. Obiettivo difficile da raggiungere quando: “molti reportage su Rio sono stati caratterizzati da disinformazione e sensazionalismo”, sottolinea Mauricio Savarese, giornalista brasiliano che lavora per l’agenzia internazionale AP.

Presentazioni negative e allarmi ingiustificati – come appunto l’insistenza su Zika, su cui quasi nessuno ha voluto dire l’ovvio, e cioè che durante l’inverno le zanzare sono praticamente inesistenti, quanto le probabilità di contagio – hanno rallentato il flusso dei turisti e la vendita dei biglietti, pregiudicando il commercio locale.

Poche persone da fuori, poche visite anche a Rocinha. La gran parte della popolazione in Brasile non ha potuto gioire in nessun modo di questo momento potenzialmente importante. Se non ci sono state ricadute positive in termini economici, sono state troppo poche anche le occasioni di “descanso” e gioia.

Prezzi troppo alti per gli ingressi, inaccessibili anche a chi, già fortunato, guadagna il salario base, che l’organizzazione ha preferito lasciare invenduti piuttosto che regalare.

Sarebbe stato bello poter vedere una maggiore condivisione e partecipazione, anche perché il Brasile ha vinto medaglie importanti. Rafaela Silva, oro nel judo, è una ragazza cresciuta nella favela Cidade de Deus. E Isaquias Queiroz, tre medaglie nella canoa, ha potuto praticare questo sport grazie a un progetto sociale. Anche Thiago Braz e Robson Conceição, oro rispettivamente nel salto con l’asta e nel pugilato categoria pesi leggeri, hanno alle spalle un’infanzia difficile. Le loro sono storie di riscatto e speranza che sarebbe stato bello vedere, leggere, condividere di più. E raccontare ai bambini.

Viste da dentro le Olimpiadi sono state comunque un successo. Hanno vinto i volontari, gli addetti alla sicurezza, alle pulizie, alla logistica, impegnati giorno e notte, che non hanno mai fatto mancare l’aiuto e il carinho brasileiro, il calore e il sorriso: la grande forza del popolo brasiliano.

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