Olimpiadi, sanitá nel caos a Rio

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Riportiamo qui l´articolo di Luigi Spera pubblicao sul sito Gli Occhi della Guerra.

In tutto lo stato di ‪#‎rio‬ (16 milioni di abitanti) ci sono appena 68 ambulanze del servizio pubblico: una ogni 170mila residenti. Sono 21 mila i pazienti in fila per una prestazione sanitaria o un intervento.
Nessuna delle 146 ambulanze acquistate per le ‪#‎olimpiadi‬ sarà usata per servizi extra olimpici. A causa dei posti letto riservati negli ospedali, la lista di attesa rischia di peggiorare. A chi fanno bene le olimpiadi? 

In un paese che già mostra una divisione profonda nella società tra classi agiate e popolari, con un’enorme disparità di trattamento rispetto soprattutto della sanità, l’evento olimpico finisce per allargare ulteriormente le distanze dei cittadini dai propri diritti fondamentali. E basta un’occhiata ai numeri delle ambulanze a disposizione dei milioni di carioca che non rientrano nel ‘popolo dei giochi’ e i posti riservati ai turisti negli ospedali, per capire come stiano le cose nella città olimpica di Rio de Janeiro.

I dati sono sconvolgenti. Nello Stato in default di Rio de Janeiro, considerata la popolazione di 16 milioni di abitanti e il numero di mezzi di soccorso, si conta un’ambulanza ogni 170persone. La segreteria di salute (una sorta di ministero per lo Stato, ndr) ne gestisce appena 26 unità. Lo Stato in realtà possiede 46 ambulanze, di queste però, 20 sono ferme perché danneggiate o troppo vecchie. A causa della crisi economica, da febbraio non è stato rinnovato il contratto per la manutenzione. Ciò significa che in caso di guasto, l’ambulanza si ferma.

Oltre alle 26 ambulanze della segreteria ci sono le 40 del servizio gestito dalla Samu, cui si aggiungono le ulteriori 28 ambulanze del corpo militare dei vigili del fuoco. Queste sono gestite dalla segreteria di difesa civile e la manutenzione è già a carico dello stato federale.
Il totale è dunque di 94. Queste le ambulanze che circolano complessivamente in tutto lo stato di Rio de Janeiro che conta 16milioni di abitanti: una ogni 170mila abitanti, appunto.

Considerati i numeri surreali, in occasione delle Olimpiadi si è corso ai ripari. A pagare è stato ancora una volta lo stato federale che ha speso 42milioni di Real (più di 10 milioni di euro) per acquistare ben 146 ambulanze nuove. I mezzi però non saranno a disposizione della cittadinanza dello Stato e neanche di quelli della sola della capitale Rio, che conta poco meno di 6 milioni di abitanti. Tutti i mezzi infatti saranno a servizio delle Olimpiadi. Ovvero a disposizione degli atleti, delle strutture sportive, di quelle turistiche e degli sponsor. Per tre settimane a Rio de Janeiro ci sarà un’ambulanza ogni 48mila ‘prescelto’, pronta a trasportare i pochi fortunati presso le strutture ospedaliere pubbliche federali.


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E anche lì il diritto alla salute dei cittadini comune finisce per assottigliarsi. Sei ospedali federali di Rio de Janeiro (poco migliori rispetto a quelli statali e municipali), saranno riservati posti letti per eventuali ricoveri durante le olimpiadi. Si tratta di 135 posti che non potranno essere occupati da altri pazienti. Quelli che avevano già in programma di essere operati, hanno ricevuto la comunicazione con una nuova data per l’intervento. Dopo le olimpiadi. La decisione di riservare i letti, secondo il ministero della salute, serve per far si che gli ospedali siano pronti a risolvere situazioni di emergenze durante i giochi. Da Brasilia a seguito delle polemiche nate per la diffusione della notizia, è stato specificato però che non si tratta di impossibilità di accedere ai posti letto o totale sospensione degli interventi chirurgici, bensì solo una prelazione in ricezione e in un ritardo negli interventi previsti. Se si arriva in ospedale insomma, in caso ci siano in attesa normali pazienti carioca e pazienti ‘olimpici’, questi avranno la preferenza.


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La segreteria municipale di salute dal canto suo ha informato che il piano è stato messo a punto due anni fa e che prevede un coordinamento per la gestione di trasferimenti di pazienti dagli ospedali federali verso quelli statali e municipali in caso di necessità di posti. Una scelta che ha una forte marca di esclusione sociale e che ovviamente ha incassato pesanti critiche.

Questo mentre la sanità a Rio è in crisi da tempo. Ma già prima che la situazione si aggravasse, gli ospedali erano ben al di sotto di uno standard vagamente accettabile. Dallo scorso mese di novembre poi, quando lo Stato annunciò la prima volta di avere le casse vuote, molti ospedali sono stati chiusi, altri municipalizzati. Attualmente si registrano sistematiche carenze di personale, medicinali e denaro per la gestione delle attività ordinarie.

Intervistato dal Jornal do Brasil, Júlio Noronha, medico dell’ospedale federale di Bonsucesso e direttore giuridico del Sindacato dei medici di Rio, ha commentato: “In mezzo al caos si riducono ulteriormente i posti letto a disposizione. Considerato che lo Stato già si trovava di fronte a un grande deficit, la situazione della salute pubblica può soltanto aggravarsi. Il prefetto Eduardo Paes – commenta con amara ironia – dovebbe firmare un decreto che impedisca alle persone di ammalarsi”. Noronha informa poi che i posti letto ‘preferenziali’ sono bloccati dal 12 luglio ma che continuano ad essere per il momento utilizzati. Tutto questo mentre il pronto soccorso dell’ospedale Bonsuccesso lavora già oltre le possibilità e che è impossibile anche solo pensare di riuscire a smaltire la fila di 21mila pazienti fuori dagli ospedali federali che, con la sospensione degli interventi chirurgici, finirà per allungarsi ulteriormente.
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