Per il Brasile il rischio è che nulla cambi

Nel pieno della più grave crisi politica degli ultimi trent’anni, con la nomina di Lula a capo di gabinetto prima e la sospensione poi ed il governo Rousseff che perde credibilità di ora in ora, il Brasile sfoga la sua rabbia nelle piazze.
Brazil+protests+1
I manifestanti che da metà marzo si sono riversati sulle strade di Brasilia e San Paolo chiedono l’impeachment per Dilma e l’arresto di Lula, riducendo la situazione ad una simbolica lotta tra il bene ed il male. Tanto approssimativa quanto pericolosa per un Paese che nelle ultime settimane ha vissuto nel terrore di un colpo di stato.
Mentre i media diffondono l’intercettazione che svelerebbe la vera ragione della nomina di Lula a ministro della Casa Civile – ossia garantirgli l’immunità necessaria a salvarlo dall’arresto per il coinvolgimento nello scandalo Petrobras – il governo di Dilma perde alleati.
Scrive Eliane Brum, giornalista e documentarista brasiliana: “La corruzione è una bandiera conveniente per chi non vuole cambiare niente ma deve far finta di volerlo. Si scelgono i corrotti da distruggere, che diventano pupazzi, volti da eliminare. E non si cambia niente nella struttura che provoca disuguaglianza e permette la corruzione di fondo”.
Di fatto i partiti si stanno già accordando su come raggiungere la maggioranza parlamentare dei due terzi che implicherebbe la destituzione della Rousseff, dimostrando come la spartizione del potere abbia ancora una volta la precedenza sull’attuazione di misure d’emergenza che possano quantomeno evitare il peggio ad un Paese che già si trova sull’orlo del baratro.
Con una dirigenza dilaniata dagli scandali e un’opposizione che gli si é avventata contro come avvoltoio, dimentica del fatto che l’obiettivo della politica non è l’accumulo di potere ma il servizio al popolo, Il Brasile sta correndo il più grande tra i rischi: quello che nulla in fondo cambi.
Nelle ultime settimane, tuttavia, le forze democratiche (non solo del partito dei lavoratori di Lula e Dilma) si sono unite e mobilitate in tutto il paese contro qualunque teoria di  golpe militare, contando anche sulla partecipazione di molti artisti e intellettuali, schieratisi categoricamente contro ogni decisione anti democratica ed in favore del rispetto delle elezioni.
Il clima, seppur ancora rovente, ha dunque ritrovato una sua stabilitá emotiva, necessaria per compiere i prossimi passi (politici ed istituzionali) nel rispetto della costiituzione brasiliana.
Per approfondire:
http://carlinhoutopia.wix.com/carlinhonews#!in-politica-anche-i-credenti-devono-esse/c1rr3                                                                                                                          http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/03/31/suicidio-politico-brasile-dilma-rousseff
User Login