Educazione, benessere e welfare: l’incoerenza della politica brasiliana

Di Paolo Sponziello (economista e volontario de Il Sorriso dei miei Bimbi)

La metropoli brasiliana è lo specchio più rappresentativo del paradosso del sistema mondiale contemporâneo: immense baraccopoli nate e cresciute convivendo a stretto contatto con i lussuosi quartieri dell’elite; fogne a cielo aperto e montagne di rifiuti depositati negli angoli delle strade, a poche centinaia di metri da immensi grattacieli e sfarzose ville.

Tale situazione può essere interpretata come la proiezione di politiche che negli ultimi decenni, se da un lato hanno cercato di valorizzare il capitale umano -specie quello delle “caste” meno agiate-, dall’altro si sono dimostrate repressive, tutelando la sicurezza e i “diritti” della popolazione benestante.

L’esempio brasiliano, il cui legame indissolubile tra benessere ed educazione é evidente, profondo ed avvilente, é un generatore culturale ed economico che vede l’abitante di una comunità precaria il protagonista principale.

L’articolo ha come obiettivo evidenziare questa correlazione sia a livello macro, sia presentando il lavoro de Il Sorriso dei miei Bimbi, ONLUS italiana che opera nella Rocinha, favela di Rio de Janeiro, e che ha assorbito questa legge economica ponendola come pilastro.

BOOM ECONOMICO

Compreso tra le economie emergenti dei BRICS, il Brasile fino a pochi anni fa era celebrato come un Eldorado, un Paese di grandi prospettive grazie ad una economia in forte crescita: il PIL pro capite è passato da 3,7 mila USD nel 2000 a 4,7 mila USD del 2005, fino a 11,1 mila USD nel 2011 (Banca Mondiale).

Tuttavia, tra gli scandali legati a inchieste di corruzione della presidentessa Dilma Rouseff (ora alle prese com diverse richieste di impeachment) e una inflazione di oltre il 10% (dicembre 2015) il paese, oggi, è in una forte recessione.

Analizzando quelle politiche che nel decennio passato hanno favorito il boom economico brasiliano, risulta chiaro il profondo legame tra educazione, welfare e benessere.

Tra queste, il programma di interventi chiamato Bolsa Família, attivato dal governo Lula (ex operaio metalmeccanico e sindacalista) nel 2003, aveva come obiettivo principale l’eradicazione del lavoro minorile.

Il Conditional Cash Tranfert Programme era caratterizzato da una redistribuzione del reddito attraverso trasferimenti di denaro verso quei nuclei familiari in una situazione di povertà o estrema povertà (reddito al di sotto dei 120R$) com almeno un minore a carico. La bolsa, condizionata alla frequenza scolastica del minore, ha prodotto delle enormi esternalità positive su più fronti. Vediamo come.

Economia

Il 24% degli abitanti delle favelas sono beneficiari dell’inventivo, l’equivalente di 2,8 milioni di persone. Il programma si è rivelato come un moltiplicatore economico che stimola i consumi: alla fine del 2013 è stato calcolato che ad ogni real investito nella bolsa família, corrispondeva un icremento del PIL di 1,78.  Tale processo è stato reso possibile dal fatto che la fascia della popolazione più povera ha più necessità di spendere, irrigando l’economia nazionale e facendo beneficiare anche gli strati più agiati della popolazione.

Criminalità

L’aumento del reddito e, consecutivamente dei consumi, hanno dato il via ad un processo che ha portato ad una consistente riduzione dell’inequalità.

Il risulato è stato, come riferiscono alcuni ricercatori della Ponticia Universidade Catolica (PUC), una riduzione dei livelli di criminalità, particolarmente quelli economicamente determinati (rapine, scippi e crimini legati allo spaccio di sostante stupefacenti).

In particolare dal 2006 al 2008, nella città di San Paolo, il programma ha contribuito alla riduzione del 20% dei reati rilevati nella prossimità delle scuole.

Educazione

Stimando l’impatto di Bolsa Familia sugli indici di iscrizione, abbandono scolastico e promozione, ci si accorge che questo è estremamente positivo. Considerando gli studenti eligibili al programma, questo ha contribuito ad aumentare il primo indicatore del 6,5%, diminuire il secondo del 0,70 % e aumentato il livello di promozione all’anno successivo del 1,2%.

Gli effetti, naturalmente, hanno portato benefici all’intero sistema scolastico che si è visto aumentare le iscrizioni complessive del 2,8%, diminuire l’abbandono scolastico dello 0,31% ed aumentare il livello di promozione del 0,53%.

LE UPP E LA RECESSIONE

Coloro che hanno più goduto di politiche e incentivi come questo sono, come abbiamo accennato, i facenti parte di quel segmento di popolazione più povero che, oltre che riuscire (in parte) ad uscire dalla soglia di povertà si è dimostrato motore dell’intera economia nazionale, dimostrandosi protagonista principale del “boom” brasiliano degli scorsi anni.

La stessa fetta della popolazione, che all’interno di contesti urbani come Rio de Janeiro occupa prevalentemente il morro, oggigiorno rischia di risprofondare nella vecchia posizione di subordinazione sócio-economica: tra il 2012 e il 2013 la popolazione che vive al di sotto della soglia di estrema povertà (vive com meno di 1,25 dollari al giorno) è passata dal 2,9 al 3,2 %.

Tale condizione può essere stata determinata dai forti paradossi che hanno visto accompagnare le politiche di incentivo all’educazione basate, quindi, sulla valorizzazione del capitale umano ad azioni che hanno portato alla repressione dello stesso.

Tra queste, il programma politico-militare designato dal governo dello stato di Rio de Janeiro che ha dato accesso alle Unidade de Policia Pacificadora all’interno delle favelas, ha avuto forti ripercussioni sócio-economiche.

L’obiettivo del programma è quello, appunto, di “pacificare” le comunità dal potere parallelo del narcotraffico che ha posto le sue radici in seguito alle mancate risposte governative alla emergenza abitativa consolidata negli anni nelle baraccopoli. 

Di fatti, “l’ingresso di queste forze può essere considerato l’unico tipo di rappresentanza statuale nelle comunità, che esercita le funzioni esecutive, legislative e giudiziarie, il più delle volte in maniera tirannica”, come afferma Renato Meirelles, presidente dell’istituto Data Popular nel suo libro Um pais chamado favela.

Il progetto è stato propagandato come il tentativo di fondare un legame tra cittadino (favelado) e forze dell’ordine (e quindi stato) uniti nella lotta alla criminalità organizzata. Ma il forte consenso popolare nei confronti dell’insediamento della UPP alimentato dalla mission progettuale, è venuto meno una volta che questo è divenuto pratica. I risultati attesi sono andati in direzione opposta alle aspettative.

Economia

La pacificazione, che avrebbe dovuto comportare una maggior sicurezza del cittadino all’interno delle comunità e nelle zone limitrofe, ha avuto più costi che benefici: la valorizzazione (o speculazione) immobiliare delle favelas ha comportato un aumento medio di circa il 15% dei prezzi delle case, con picchi del 26,75% in comunità come Vidigal. L’effetto è stato anche avvertito nel così chiamato asfalto: la pacificazione di Santa Marta è stata la causa di una valorizzazione immobiliare di oltre il 10% nei quartieri di Botafogo e Humaità.

Il risultato è stato lo spostamento massiccio degli abitanti verso le favelas non ancora pacificate, lasciando le precedenti in mano a speculazioni turistiche.

Criminalità ed Educazione

Un’analisi sugli effetti del tentativo di pacificazione delle favelas, sottolinea ancora una volta il legame instrinseco tra educazione e criminalità. Uno studio condotto dalla London School of Economics dimostra come il livello di criminalità sia effettivamente diminuito, ma progressivamente a intervalli minori: dopo un primo periodo di insediamento i reati diminuiscono, effetto che si assopisce com il passare del tempo. Questo conferma l’ipotesi che la criminalità continua ad agire in maniera più disceta e silenziosa, risorgendo una volta che si abbassano i livelli di guardia.

L’effetto positivo sulla criminalità risulta invece nullo prendendo in considerazione il livello educazione di chi commette il reato: la presenza della UPP ha addirittura progressivamente aumentato i livelli di criminalità della popolazione analfabeta e il numero di morti per mano delle forze dell’ordine è inversamente proporzionale al grado di educazione della vittima.

Più che un tentativo di riavvicinamento dello stato, l’opera “pacificatrice” risulta una strategia di “controllo sociale”, criminalizzazione e segregazione della povertà: una macchina capitalista che aumenta le disuguaglianze, ponendo gerarchie di poteri in ogni angolo dei tessuti urbani e che va in controtendenza rispetto alla forza motrice di un modello  bottom-up  come quello di bolsa família, annullandone le esternalità.

La segregazione territoriale può essere spiegata attraverso la distribuzione delle unità di polizia che riflette la dislocazione della ricchezza nella città di Rio de Janeiro. La Zona Sul, Grande Tijuca e Centro sono i “bairros” (quartieri) in cui si concentra il maggior dispiegamento di forze, a dimostrazione che la sicurezza è un lusso di cui possono beneficiare in pochi, facendo migrare il crimine verso le aree più periferiche e desolate.

EDUCAZIONE E SVILUPPO: IL CONTRIBUTO DI UNA ONLUS ITALIANA

Proprio nella Zona Sul, tra gli agiati quartieri di São Conrado e Gavea, sorge la favela di Rocinha, specchio della situazione socio-economica sopra descritta.

Con un tasso di alfabetizzazione del tra i più bassi in Rio de Janeiro (87,90% – IBGE) la Rocinha è stata teatro di inquietanti vicende che hanno visto le UPP come protagonista principale: queste, a volte (poche) hanno, inevitabilmente, ricevuto attenzioni mediatiche; altre sono state insabbiate sul nascere.

Quello conosciuto come il caso Amarildo è tra i più eclatanti e seguiti a livello internazionale. Settimo di dodici fratelli, Amarildo Dias de Souza era un muratore analfabeta nato nella favela della Zona Sul.

In seguito a delle rapine avvenute in São Conrado, il Battaglione di Rocinha ha avviato un´ operazione chiamata Paz Amada, e i pregudizi che tipicamente sorgono dinnanzi a queste vicende hanno fatto ricadere i sospetti sull’umile lavoratore di Rocinha. Il 14 Luglio 2013 Amarildo viene prelevato da casa, il suo corpo non verrá più trovato.

Lo scorso primo febbraio, 12 poliziotti sono stati condannati per tortura, omicidio, occultamento di cadavere e frode processuale.

Più recentemente, la scorsa notte di natale, in seguito ad una operazione della polizia militare e il Batalhão de Operações Policiais Especiais (BOPE), un uomo è stato vittima di una bala perdida e una donna ha denunciato uno stupro (clinicamente confermato) da parte di un non identificato agente delle forze speciali. Dopo 24 ore, la notizia è già nel dimenticatoio.

“Come può un programma che prevede l’utilizzo di armamenti pesanti essere chiamato di pacificazione?”, sottolinea Barbara Olivi, presidentessa de Il Sorriso dei miei bimbi”, da 15 anni impegnata sul território di Rocinha.

L’associazione ha posto le proprie fondamenta sul legame indissolubile tra educazione, community capacity building e sviluppo: è l’educazione che cambia la vita, recita la vision della Onlus.

Le linee d’azione de Il Sorriso dei miei Bimbi hanno come obiettivo essenziale promuovere alternative per la comunità, la possibilità di poter scegliere: sono le capacità che una società è in grado di offrire a determinarne il benessere.

Nel clima violento della favela più grande del Sudamerica, la Onlus è presente con programmi di educazione infantile e formazione giovanile, considerando anche le esigenze della popolazione adulta alla quale si offre un progretto di alfabetizzazione.

I PROGETTI

Il primo progetto è destinato a bambini dai tre ai sei anni. La “scuolina” Saci Sabe Tudo, attraverso una metodologia sviluppata da un personale professionale e competente, mira a trasformare l’apprendimento in strumenti utili alla vita. Oltre alle attività quotidiane, questo primo progetto offre una serie di percorsi extra-scolastici d´arte, sport, orto urbano e visite guidate. Parte dei beneficiari hanno il supporto di una borsa offerta dal programma di Sostegno a Distanza.

La preparazione didattica offerta dalla scuola materna mira a fornire le conoscenze alfanumeriche fondamentali: alla fine del triennio circa il 75% dei bambini è in grado di interpretare addizioni e sottrazioni, e quasi il 50% è in grado di leggere semplici parole. (rispettivamente il 40 e 30 % in più rispetto a bambini di un’altra scuola con caratteristiche socio-economiche simili)

Per i ragazzi compresi tra i 7 e 17 anni l’ associazione rende disponibile un programma di rinforzo scolastico alla Casa Jovem, spazio destinato, inoltre, ai percorsi di alfabetizzazione per tutte Le etá. Il programma ha contribuito ad aumentare l’interesse dei giovani rispetto alla scuola e, di conseguenza, è migliorato il rendimento: mediamente le valutazioni scolastiche hanno subito un incremento del 20% rispetto a quando non si partecipava al progetto.

Cuore pulsante del “Sorriso” è il Garagem das Letras, caffè letterario, luogo di cultura e aggregazione che offre importanti occasioni di professionalizzazione giovanile.

“Nato tra le baracche della favela, il Garagem” è un luogo gestito dai ragazzi della comunità, punto di riferimento culturale della Rocinha, luogo di mostre, concerti ed attività educative per giovani che potrebbero potenzialmente essere coinvolti in attività criminali”, dice Carlo Botti, project manager dell’associazione.

La comunità, infatti, oltre che essere beneficiaria dei progetti, è parte integrante nella fase operativa di questi. L’intento è próprio quello di stimolare la capacity building: il team di educatori e coordinatori proviene dalla stessa favela.

“Il progetto rappresenta un mezzo importantissimo all’interno della comunità in quanto è in grado di aprire la mente dei giovani, molti dei quali senza prospettive. Certe indicazioni e questo tipo di aiuto sono fondamentali in quei momenti della vita in cui un adolescente inizia a compiere delle scelte. Per me è stato un privilegio prenderne parte” commenta un ex beneficiario dei progetti de Il Sorriso dei miei Bimbi, che oggi lavora come cameriere in un ristorante di Rio.

La recente storia brasiliana ci fa capire l’importanza che rivestono le politiche rivolte verso il basso e che hanno come obiettivo la riduzione dell’inequalità.

 

Le esternalità positive di un programma come Bolsa Familia, sono facilmente annullabili se accompagnate da interventi che mirano alla segregazione e repressione.

In questo clima, giocano un ruolo fondamentale le organizzazioni non goverative che, nella loro indipendenza, possono contruibuire a creare una nuova forma mentis comunitaria attraverso educazione e cultuta.

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