Il Caffé Letterario e “quei bravi ragazzi”

Pubblichiamo lo straordinario racconto di Junior Rezende, collaboratore de Il Sorriso dei miei Bimbi, che testimonia la fondamentale importanza di luoghi di inclusione sociale come il Garagem das Letras, il primo caffé letterario di Rocinha.

Qualche giorno fa, leggendo l´email di Junior, ho provato un senso di profonda gratitudine per tutti gli amici, i sostenitori e i donatori che nel corso degli anni ci hanno sostenuto, e che tutt´oggi rendono possibile questa meravigliosa realtá: il nostro cuore siete voi.

Barbara Pascali

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 10736006_10203275281746500_119987557_nIl caffè, anzi Garage letterario, “Garagem das letras”, qui nella Rocinha, nonostante non sia stato ancora inaugurato, nonostante sia ancora in fase di progettazione per quanto riguarda il come e il quando funzionerà, ha già dei lettori.

 Ho già constatato quando lavoravo nella biblioteca statale la necessità, la sete che hanno le persone di conoscenza, di cultura… insomma, di lettura, e in questi ultimi giorni ciò è diventato ancor più esplicito per me.

 Purtroppo, da qualche settimana, di fronte al caffè letterario ci sono alcuni ragazzi che lavorano per il narcotraffico, come “fogueteiros” (sono quelli che con dei petardi annunciano ai soldati e ai venditori di droga l’avvicinamento della polizia) e come venditori, e rimangono proprio in questo punto strategico della Rua Dioneia, di fronte al Caffè.

Ció che mi sembra spaventoso, perché si, causa un po’ di paura, allo stesso tempo puó diventare una grande opportunità.

La maggioranza di questi ragazzi sono minorenni. Hanno tra i 13 e i 14 anni e vivono in un mondo dove tutto è limitato alla convivenza con armi, droga e morte. Quello che ho imparato con la lettura in questi anni di lettore appassionato è che i libri hanno il potere magico di estrarci, hanno il potere di trasportarci in un altro mondo, a volte totalmente diverso da quello dove viviamo. E, si, la lettura salva. E si, mi piace credere che le persone vogliano essere salvate.

Adesso che stiamo usando il Caffè come ufficio fino all’inaugurazione, lasciamo la porta d´ingresso aperta per entrare e uscire e per far circolare l’aria, e questo spazio colorato e confortevole, pieno di libri e poltrone, che causano una certa curiosità ed invitano ad entrare, ha risvegliato l’interesse dei ragazzi che “lavorano” qui di fronte.

Una volta uno di loro è entrato, ha chiesto ‘che posto è questo’ e ha preso un libro che ha chiamato la sua attenzione, il libro dei Guinnes. Il giorno dopo ha voluto mostrare il libro a un suo “collega”, noi abbiamo detto che potevano entrare per vedere il libro e gli abbiamo spiegato cosa sarebbe diventato il posto.

Oggi, qui, seduto a lavorare al computer, ho visto una scena che mi ha lasciato davvero commosso.

Erano cinque ragazzi, di quelli che lavorano per il narcotraffico, seduti sul divano, rispettosamente, leggendo e discutendo tra di loro sui libri che stavano leggendo.

Per alcune persone questa fotografia che posso registrare solo con i miei occhi non significa niente. Penso che per noi, istituzione che crede che l’educazione sia un’arma trasformatrice, questa circostanza non possa passare inosservata. Non riesco a non sensibilizzarmi con quello che ho visto.

I giovani trafficanti sono entrati qui senza che nessuno gli chiedesse chi fossero, da dove venissero e che cosa volessero. Non potevamo dire di no. Non per paura di loro, ma perché sappiamo e vogliamo che questo spazio sia per chiunque. Sono entrati e sono ritornati forse perché nessuno li ha giudicati per quello che sono o per quello che fanno e per questo, secondo me, si sono sentiti a loro agio.

Nessuno, in realtà, ha letto o aveva l’intenzione di leggere un libro fino alla fine. Erano libri illustrati. Ma non è così che si comincia? Io ho imparato e leggere e ad amare la lettura sfogliando i fumetti. Senza impegno. Ed ora amo leggere.

Più che mai, oggi, vedo l’importanza e la necessità di uno spazio come questo. Spazi dove le persone possano entrare, senza discriminazione, senza restrizioni assurde come quelle della maggioranza dei locali che conosciamo come pubblici, spazi dove le persone possano semplicemente sedersi e, chi lo sa, magari leggere un libro.

Quei ragazzi potrebbero essere stati spinti ad entrare e sfogliare alcuni libri da pura curiosità, o dalla mancanza di qualcosa da fare, o dagli effetti della droga. Io preferisco credere che, qualcosa di quanto è stato letto, o semplicemente l’atto di essere entrati qui liberamente e aver preso un libro per pura e spontanea volontà possa diventare un seme.

Il primo ragazzo che è entrato e ha preso il libro dei Guinness, oggi, è stato l’ultimo ad uscire. L’ho visto, con il libro in mano, seduto, fermo a guardare fuori. Forse rifletteva. Su cosa non lo so. Sto fantasticando che sia stato su qualcosa che aveva appena finito di leggere. Forse sulla vita che sta vivendo. Chi lo può sapere? Quello che so è che la lettura salva. Salva davvero. Aspettiamo, questo Garage salverà molta gente.

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