La Rocinha dopo la Coppa del Mondo

Ambra Notari di Redattore Sociale chiacchiera con Barbara Olivi sulla situazione della favela Rocinha -e del gigante verde oro- dopo i mondiali di calcio.

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“Passata la Coppa del Mondo, la favela alle spalle di Ipanema prova a tornare alla quotidianità, tra problemi economici, sanitari e politici. “Il malcontento è diffuso e generale”, racconta Barbara Olivi, fondatrice della onlus ‘Il sorriso dei miei bimbi’. In attesa delle Olimpiadi 2016

RIO DE JANEIRO – Del Mondiale brasiliano, 2 partite su tutte fanno già parte a pieno titolo della storia del calcio di ogni tempo: il tracollo della Spagna campione uscente sconfitta 5-1 dall’Olanda e il 7-1 tedesco alla Seleçao in semifinale, una partita che ha sciolto in lacrime tutto il Brasile. Questo, il bilancio sportivo. Ma la Coppa del Mondo 2014 è stata anticipata, accompagnata, seguita da moltissime polemiche: a livello politico, certo, con la presidente Dilma Roussef in evidente affanno. Ma anche a livello umano: lo Stato sudamericano ha pagato un prezzo altissimo in termini di uomini e qualità della vita. Il governo per l’organizzazione ha speso 30 miliardi di dollari: i cittadini, in cambio, hanno avuto pochissimo. “Questo Mondiale per noi abitanti è stato un vero disastro, almeno per il ceto lavoratore”, spiega Barbara Olivi, fondatrice della onlus “Il sorriso dei miei bimbi”, reggiana d’origine ma da più di 15 anni residente a Rocinha, favela da 200 mila persone nel cuore di Rio, a due passi dalla famosissima spiaggia di Ipanema. “Le infrastrutture pubbliche a Rio de Janeiro non funzionano. Per esempio, nelle favelas manca completamente il sistema fognario: nonostante ciò, vogliono realizzare a Rocinha un’altra teleferica per turisti. Salute ed educazione sono pessime, tante scuole di Rio sono catalogate tra le peggiori di tutto il Brasile”. Barbara racconta di come il trasporto non funzioni, pochissimi autobus sono a disposizione per le aree di residenza della classe lavoratrice: “Si viaggia stipati come sardine, umiliati in ogni senso, mentre ce ne sono troppi, sempre vuoti, che attraversano aree nobili. Julio ieri ha aspettato un autobus per Rocinha per 1 ora e 20 minuti: nel frattempo ne sono passati addirittura 50 per Leblon, classe alta”. I problemi riguardano anche l’accesso alle strutture sportive: “Il Maracanà, tempio del calcio popolare, non è più accessibile alla stragrande maggioranza dei cittadini perché troppo caro: il biglietto più economico costa 80 reais, lo stipendio medio mensile è di 740 reais. Il costo della vita con i Mondiali è cresciuto a dismisura: la città sta diventando troppo costosa, lo dicono anche i turisti, con un pessimo rapporto qualità/prezzo”. Olivi racconta di come anche gli affitti a oggi siano improponibili, ma l’offerta è grande, per questo sperano possano diminuire sensibilmente. “Il malcontento è diffuso e generale. E se i cantieri aperti opereranno fino al 2016, anno delle Olimpiadi a Rio, poveri noi. La quotidianità sarà una vera sfida. Nelle favelas, la situazione sembra addirittura peggiorata: a Rocinha si registrano sparatorie quasi ogni giorno, anche di giorno, addirittura si racconta di litigi tra gli stessi poliziotti. Per questo, per ora, non pensiamo ai giochi olimpici, stiamo ancora assorbendo il fenomeno e la delusione della Coppa. Ma il popolo brasiliano riceve la coppa per la migliore ospitalità, primo per estrema disponibilità, accoglienza e simpatia.”

 

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